La ditta 'Appoggi' è fallita!

Un blog diversamente stabile.
sabato, 08 agosto 2009

VACANZA. [va-cĂ n-za] 3 fig. Sospensione, assenza di qualcosa



                  Immagine by O'mages

Trovato il rimedio al post qui sotto.

Che poi alla fine magari è pure una banalità, ma penso davvero che il tempo possa avere un senso quando si riesce a non misurarlo.

Quando ogni settimana che si rincorre inizi il lunedì pensando già al weekend e ogni giorno è un conto alla rovescia verso quei due giorni di libertà che non riesci mai a goderti fino in fondo e quando l’orologio al polso, infame ma indispensabile servo delle ore, scandisce ogni minuto della giornata con il preciso intento di regolare entrate, uscite, pause pranzo e infinite combinazioni per coincidenze di mezzi pubblici, sempre troppo affollati e sempre così placidamente desolanti.

Quando poi ti togli l’orologio dal polso e lasci il cellulare in un cassetto e ti lasci travolgere da un tempo indefinito, perdi la cognizione delle ore e dei giorni e in tutto ciò che vivi, vedi e fai il tempo diventa solo una variabile insignificante. Allora - finalmente - si riesce ad apprezzarne il senso.

Sospensione del tempo.
Lunga vita a Michelasso e alla sua arte!

Si avvisano i gentili lettori che il post manca di nessi logici, ci scusiamo per il disagio. Per maggiori informazioni e/o precisazioni rivolgersi all’omino del cervello che - però, ahimé, mi duole informarvi - si è arruolato nella legione straniera. Boh, non so che dire, provate con l’Ufficio Reclami infondoadestra. Ma non so quanto sia in fondo, né quanto a destra.
sabato, 04 luglio 2009

RIMEDIO PRODIGIOSO PER COMBATTERE LA STANCHEZZA



Cercasi


(escludendo le anfetamine, ché già ci ho troppe dipendenze!)
(grazie)
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categoria: si salvi chi può, il lavoro debilita luomo, di me e altro, vita s-vissuta


mercoledì, 01 ottobre 2008

LA STAGIONE DELL’ACITILSALICILICO VIENE E VA

Odio l’inverno.
Come? Non siamo ancora in inverno?!
Per me quando le temperature scendono sotto i 20 gradi centigradi, è pieno inverno. Oh.

In primo luogo perché sono una gran freddolosa e poi perché inevitabilmente con l’inverno per me si apre la stagione delle Aspirine, di Mucosolvon, di sciroppi Ribexen, caramelle Iodosan gola, di scorte di fazzoletti di carta in confezione da dieci comodamente trasportabili nella borsetta. Insomma, una gran gioia.

Ciò nonostante però sono anche un bel animale pieno di contraddizioni per cui non mi rassegno all’idea che “Eh, signora mia non ci sono più le mezze stagioni!”  e persevero a vestirmi leggera, troppo leggera. Quindi, anche se è una bella giornata di sole, farsi scarozzare in moto senza nemmeno uno straccio di giacca non è cosa né buona né giusta, ma tant’é.

Ora, visto che è appena iniziata la stagione in cui io me ne andrei volentieri in letargo, ma non si può perché sono sì un animale ma non quello giusto per questa mia naturale inclinazione, ho appena rinnovato il mio abbonamento stagionale all’acetilsalicilico.

Buona stagione dell'acetilsalicilico a tutti.

P.S. Tutto ciò però non è niente di sconcertante, è ordinaria amministrazione. La cosa che invece mi inquieta di più è che dopo aver sentito questa cosa qui ho incominciato a rivalutare Mango.
mercoledì, 20 agosto 2008

"MA IL MATERASSO, IL MATERASSO, IL MATERASSO E' IL MASSIMO CHE C'E'"



Sono tornata!

In realtà sono tornata già da una settimana.

Ci sarebbero un sacco di cose da dire, ma anche no, e poi non so da che parte incominciare perché sono mentalmente ancora in vacanza, quando invece tutti gli indizi dovrebbero suggerirmi di sentirmi disoccupata.

Bene.
Dopo un viaggio on the road, un sacco di chilometri macinati e difficoltose dormite per terra, l’unica importante e fondamentale riflessione che mi sento di lasciare qua sopra è la seguente:

il materasso è l’invenzione più geniale che uomo abbia mai concepito!

Ave a tutti.
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categoria: di me e altro, vita s-vissuta, scoperta dell acqua calda, guardo il mondo da un oblò


mercoledì, 07 maggio 2008

“ATTIMO: FERMATI, DUNQUE, SEI COSI’ BELLO!”

linusfelicita
Approfitto di questa mattinata che mi ha visto uscire sconfitta dalla quotidiana lotta contro la radiosveglia e il trillìo molesto del cellulare, per tornare ad affacciarmi su queste svogliate pagine virtuali.

Traduzione: mi sono addormentata, la radio ha continuato a suonare regalando una discreta colonna sonora ai miei sogni e la sveglia del cellulare l’ho sentita ma l’ho anche spenta. Al risveglio, ad un’ora indecente, la radio mi informava con un programma chiamato “Trovalavoro” (tragica casualità) e il cellulare giaceva inerme nel letto, sotto la mia pancia.

Bene.
Vivo prevalentemente di un rapimento (molto poco mistico e sensuale) chiamato cazzoditirociniomancoilrimborsospese scandito da costanti fondamentali: una sveglia che suona sempre alla stessa ora, un mezzo di trasporto pubblico che mi permette di pendolare avanti e indietro in una sorta di trance-collettivo senza tempo e senza spazio, cose da fare interessanti, cose da fare inutili, momenti morti e il pensiero che anche coltivare cavolfiori non sarebbe tanto male.
Ho avuto un colloquio con il mio conto in banca: siamo ai ferri corti. Mi ha detto con estrema risolutezza che il nostro rapporto non può continuare così, che se vorrò avere ancora con lui rapporti tramite il bancomat dovrò trovare il modo di rimpinguarlo a dovere. Obbedisco!
Nei momenti più ilari del tempo libero mi lamento, ma con stile e verve. A volte invece mi lamento e basta. E ‘fanculo all’ironia.

L’insoddisfazione permanente che mi pèrmea anima&core non mi permette il giùbilo che richiederebbe ciò che di buono si nasconde sotto questa matassa di autocommiserazione-andante-con-brio di questo periodo. Sono qui e vorrei essere la. Sono con Tizio e vorrei essere con Caio. Faccio questo e vorrei fare quello. Con la sensazione persistente che c’è sempre qualcosa di meglio che mi sta sfuggendo. Ma a questo ormai ci ho fatto il callo.
Mi sento un automa che si muove per gesti consolidati, procedo nelle strade per moto perpetuo, indifferente alla zingara con pargolo ammucchiata nel sottopassaggio, al cane del quale un cartello informa che ha avuto un’ictus, alla donna slava con fisarmonica la cui voce carezzevole è inversamente proporzionale al suo aspetto,  al ragazzo afro-rasta che intona “No woman, no cry”  e la sensazione che lo scorrere del tempo sia guidato solo da personali tabelle di marcia e valutato in freddi termini di anticipo o ritardo. E che in questo crocevia di percorsi individuali, fatti di vita quotidiana, di memoria collettiva o personale, non si smette mai di sfiorare la storia degli altri senza mai incontrarla.

Il tragitto di ritorno a casa però è ancora capace di regalarmi viste di troieggianti  tramonti che, ardimentosi, sfidano l’abitudine e solleticano il piacere. E penso che un po’, sì, la fortuna è un fatto di geografia.
E io impunemente, un po’ gongolo.
Non capisco mai i confini delle cose, vivo di sfumature che però pesano di più delle tinte unite, ma persèvero nel pormi vane condizioni in bianco o nero.
Aspetto una secolare manna dal cielo - as usually - e sogno Honolulu oppure Plutone.
Ho un’utopia nel cappello e un sassolino nella scarpa.
Sono squallidamente ripiegata su me stessa come un Pansoto in salsa di solipsismo.


domenica, 09 marzo 2008

SURREALTA' POSTPRANDIALE

Entr
Pomeriggio umidiccio, grigio e avulso. Insomma, una di quelle giornate tipicamente primaverili che trasudano tanta allegrezza e giuoia esistenziale.

Mi trovo a passare in macchina proprio nel bel mezzo di un corteo funebre.
La gente rallenta il mio passaggio perché è sparsa un po’ ovunque attorno al feretro, un po’ come quando tutte le formichine si radunano intorno alla compare morente per sollevarla e portarla via - chissà dove poi!

La gente mi guarda male.

Procedo lenta e timorosa.

La gente mi guarda sempre più male.


Cavolo! Così mi fanno sentire in colpa!


Capisco, è un momento triste e doloroso, ma non è colpa mia se in questo momento mi trovo a dover passare di qua..

Non è colpa mia se proprio in questo momento l’autoradio sta spargendo le note di “Viva la vida e muera la muerte”..

Non è colpa mia se ostento in maniera così plateale la mia "condizione di vivente" attraversando un corteo funebre con una macchina color giallo-scuolabus.

O_o

*[Immagine catturata dal film Entr'acte]

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categoria: vita s-vissuta, guardo il mondo da un oblò


lunedì, 04 febbraio 2008

"RIVERRUN"

Oltre a perdere ombrelli, nella vita, faccio anche dell’altro.
Beh, poco se si considera il tempo che mi lasciano a disposizione le altre attività in cui mi applico con diligenza:
contemplare l’orizzonte, perdermi seguendo le fila labirintiche dei miei pensieri – senza nemmeno riuscire a trovare e sconfiggere  il Minotauro!; osservare, rapita, il gatto che dorme (e forse sogna anch'esso); esercitarmi a fare le bolle con la saliva; arrovellarmi le meningi tentando, in vano, di capire come certa gente possa rappresentarci al parlamento; interrogarmi sul perché Luca Giurato non si sia ancora estinto; comprendere se mi doni di più il rosso o il nero; alzare il sopraciglio sinistro nel mio sempiterno moto di perplessità.

Riassumendo: adoro perdere tempo in cose di inesauribile inutilità, tanto quanto presto attenzione nel divincolare magistralmente cose di vaga serietà.

Bòn, detto ciò la scorsa settimana ho dovuto lasciarmi prendere in trappola da un tailleur , non grigio fumo, bensì total black, parlare dentro ad un microfono e millantare una parvenza di serietà e disinvolta professionalità, quando invece la tragicomica realtà consisteva nel fatto che la sottoscritta se la stava facendo in mano – come direbbero gli accademìsti della Crusca.
Assodato una volta di più - semmai ce ne fosse stato bisogno - che all’essere al centro dell’attenzione preferisco vivere, chiudiamo l’argomento. Ché la paura non la si sfida a duello, ma tutt’al più la si accoglie come una vecchia e fidata amicizia, allora ci si può persino permettere di canzonarla allegramente.
Dio salvi la regina la mia dubbia autostima!

L’altra sera era una di quelle volte in cui, no, il libro in via di lettura, stasera proprio no! Allora mi sono ritrovata tra le mani (bugia! L’ho cercato di proposito!) un mio diario iniziato a scrivere per compiacente diletto personale nell’anno domini 2001, lasciato e ripreso svariate volte (che strano!).
Ho fatto le ore piccole a leggerlo. E ho lasciato affiorare sorrisi e risate. E ho lasciato che la mia pelle rabbrividisse nel leggere congiuntivi completamente ceffati e consecutio temporum alla membro di cane. E ho lasciato scivolare stille di cristallina salinità.

Concludendo: lascio che sia, con spensierata consapevolezza.

Postilla sillogistica:

Il sonno della ragione genera mostri.
L’insonnia della ragione genera paranoie.
L’insonnia notturna genera mostri di Photoshop.*

N.B. Questo post manca di nessi logici, non vi adoprate inutilmente a trovarli, oppure si. Insomma, fate un po’ come nella casa delle libertà: fate un po’ quel che vi pare!

 

*Aggiornamento:
Per la parcondicio, per l'ontologico credo nel software libero, ma soprattutto perché la mia versione di Photoshop è a tempo, mi pare doveroso segnalare anche l'esistenza di Gimp.

postato da Effe10 alle ore 11:02 | Permalink | commenti (18) / commenti (18) (pop-up)
categoria: e pensare che c era il pensiero, di me e altro, vita s-vissuta, scoperta dell acqua calda


mercoledì, 23 gennaio 2008

COSA FAI NELLA VITA? PERDO OMBRELLI

lupo alberto distratto
Una delle poche attività in cui mi applico con diligente costanza è quella di perdere ombrelli.

Perditrice di ombrelli professionista, plurititolata, vasta esperienza sul campo - offresi.

Stufa di essere apostrofata con un: "la testa non la perdi solo perché ce l'hai attaccata al collo", ho cambiato tattica, non confesso più le mie negligenze da distratta cronica con la testa saldamente ancorata alle nuvole. Ora ho meditato la possibilità di inventarmi un colpevole fittizio, un capro espiatorio estemporaneo ma credibile, verso il quale riversare le colpe.

Per esempio l'altro giorno la genitrice mi domandava dove fosse finito il tal ombrello fatto così, così e collà.
In realtà la domanda non nascondeva altro che l'iiresistibile voglia di sentir confermati i suoi (fondati) preconcetti sulla sottoscritta.
La risposta è stata fulminea e senza possibilità di replica: "L'ho prestato a Ermenegilda. Ehm, conoscendola non credo lo rivedrai più!"

Tié, Fregata!

Ah, il sottile e conciliante gaudio dello scarica barile!

Lo so, è una cosa biasimabile e ingannevole. Povera Ermenegilda, dipinta come un’infima ladra di ombrelli!

Il fatto è che Ermenegilda non esiste in realtà, ma mia madre non lo sa.

Infondo, quindi, non è poi così grave. No?

Fortuna che è tornato il bel tempo perché le scorte familiari di ombrelli si avviano verso la fine - e le scuse estemporanee pure.

postato da Effe10 alle ore 19:32 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
categoria: un cervello in ostaggio, di me e altro, vita s-vissuta


domenica, 14 ottobre 2007

COM'ERA L'ERBA DEL VICINO?

Sempre più verde?

Si, anche. Ma soprattutto tanta.

Si ringrazia sentitamente il vicino per il dolce risveglio alle otto di mattina, con la soave melodia di un taglia erbe.
Si ringrazia ancor più per aver continuato per un’ora abbondante.
Ma soprattutto, si ringrazia per essere andato alla radice del problema e aver posto fine alle mie invidie.

GRAZIE

postato da Effe10 alle ore 12:19 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
categoria: si salvi chi può, vita s-vissuta


mercoledì, 12 settembre 2007

LA PAURA FA 90. MIA NONNA FA 90. SETTEMBRE FA PAURA, QUINDI FA 90 PURE LUI.

No, niente, c’è che - per chi come me non se ne fosse ancora accorto - siamo a Settembre. Cioè, settembre inoltrato!

Voglio dire: SETTEMBRE. Ovvero, buongiorno tristezza.

I bambini, entusiasti, preparano lo zainetto griffato con il diario nuovo e l’astuccio pieno di penne colorate.
Gli universitari vagano da una segreteria all’altra nella temeraria ricerca del orario del nuovo semestre.
I lavoratori riprendono in mano l’agenda di pelle di culo di macaco e infittiscono nuovamente i propri appuntamenti.
Io, che non sono né carne né pesce, mi accingo con zelo a brancolare nel buio. E si sappia che sono una vera fuoriclasse in questa somma arte, tzé.

L’estate sta finendo, un anno se ne va, di diventare grandi non c’è pericolo, però non mi va lo stesso.

Sono stati giorni di meritato riposo; di mare, di sole, di infinite chiacchierate, di risate, di naturali complicità, di compleanni, di regali improvvisati e perfettamente inutili ma motivati, di 8 Settembre, di fuochi d’artificio, di bicchieri di vino bianco fresco che si avvicendano l’uno dopo l’altro, di focaccette fritte, di sigarette truccate, di amare consapevolezze, di amicizie che non potranno mai più tornare quelle di una volta, di consapevolezze più liete: che si cambia, né migliori né peggiori, solo cambiati; di persone che riprenderanno le fila delle proprie vite in altre città, di una certa nostalgia preventiva che già comincio ad avvertire, di decisioni che dovranno essere prese, della netta convinzione che è ora di mischiare un po’ le carte e che rien ne va plus.

C’è che mia nonna ha compiuto novant’anni.  
C’è che novant’anni di vita, cavolo, sono tanti – io non saprei che farne!
C’è che mia nonna è più unica che rara. C’è che è una perpetua contraddizione vivente.

C’è che ormai non ci vede praticamente più e che ha un tumore, ma scherza e ride come se avesse dieci anni e continua a fumare come un turco. Come a dire: “porteran sul viso l’ombra di un sorriso fra le braccia della morte” – e così sia.

C’è che temo l’inverno per certi spauracchi che potrebbe tirar fuori dal suo cilindro.

Sostanzialmente “perché ti fa paura quello che succederà se poi ti senti uguale”.


Bene, ora prendete questo post, infarcirtelo di K, di ardite abbreviazioni ed otterrete un post che potrebbe essere scritto da una adolescente-pink-dark-drunk-drug-strum-und-drang!

Sto regredendo. Uomo avvisato mezzo salvato.

postato da Effe10 alle ore 23:38 | Permalink | commenti (17) / commenti (17) (pop-up)
categoria: anche per oggi non si vola, di me e altro, vita s-vissuta, famiglia ed altri animali


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