


Mi trovo a passare in macchina proprio nel bel mezzo di un corteo funebre.
La gente rallenta il mio passaggio perché è sparsa un po’ ovunque attorno al feretro, un po’ come quando tutte le formichine si radunano intorno alla compare morente per sollevarla e portarla via - chissà dove poi!
La gente mi guarda male.
Procedo lenta e timorosa.
La gente mi guarda sempre più male.
Cavolo! Così mi fanno sentire in colpa!
Capisco, è un momento triste e doloroso, ma non è colpa mia se in questo momento mi trovo a dover passare di qua..
Non è colpa mia se proprio in questo momento l’autoradio sta spargendo le note di “Viva la vida e muera la muerte”..
Non è colpa mia se ostento in maniera così plateale la mia "condizione di vivente" attraversando un corteo funebre con una macchina color giallo-scuolabus.
O_o
Oltre a perdere ombrelli, nella vita, faccio anche dell’altro.
Beh, poco se si considera il tempo che mi lasciano a disposizione le altre attività in cui mi applico con diligenza:
contemplare l’orizzonte, perdermi seguendo le fila labirintiche dei miei pensieri – senza nemmeno riuscire a trovare e sconfiggere il Minotauro!; osservare, rapita, il gatto che dorme (e forse sogna anch'esso); esercitarmi a fare le bolle con la saliva; arrovellarmi le meningi tentando, in vano, di capire come certa gente possa rappresentarci al parlamento; interrogarmi sul perché Luca Giurato non si sia ancora estinto; comprendere se mi doni di più il rosso o il nero; alzare il sopraciglio sinistro nel mio sempiterno moto di perplessità.
Riassumendo: adoro perdere tempo in cose di inesauribile inutilità, tanto quanto presto attenzione nel divincolare magistralmente cose di vaga serietà.
Bòn, detto ciò la scorsa settimana ho dovuto lasciarmi prendere in trappola da un tailleur , non grigio fumo, bensì total black, parlare dentro ad un microfono e millantare una parvenza di serietà e disinvolta professionalità, quando invece la tragicomica realtà consisteva nel fatto che la sottoscritta se la stava facendo in mano – come direbbero gli accademìsti della Crusca.
Assodato una volta di più - semmai ce ne fosse stato bisogno - che all’essere al centro dell’attenzione preferisco vivere, chiudiamo l’argomento. Ché la paura non la si sfida a duello, ma tutt’al più la si accoglie come una vecchia e fidata amicizia, allora ci si può persino permettere di canzonarla allegramente.
Dio salvi la regina la mia dubbia autostima!
L’altra sera era una di quelle volte in cui, no, il libro in via di lettura, stasera proprio no! Allora mi sono ritrovata tra le mani (bugia! L’ho cercato di proposito!) un mio diario iniziato a scrivere per compiacente diletto personale nell’anno domini 2001, lasciato e ripreso svariate volte (che strano!).
Ho fatto le ore piccole a leggerlo. E ho lasciato affiorare sorrisi e risate. E ho lasciato che la mia pelle rabbrividisse nel leggere congiuntivi completamente ceffati e consecutio temporum alla membro di cane. E ho lasciato scivolare stille di cristallina salinità.
Concludendo: lascio che sia, con spensierata consapevolezza.
Postilla sillogistica:
Il sonno della ragione genera mostri.
L’insonnia della ragione genera paranoie.
L’insonnia notturna genera mostri di Photoshop.*
N.B. Questo post manca di nessi logici, non vi adoprate inutilmente a trovarli, oppure si. Insomma, fate un po’ come nella casa delle libertà: fate un po’ quel che vi pare!
*Aggiornamento:
Per la parcondicio, per l'ontologico credo nel software libero, ma soprattutto perché la mia versione di Photoshop è a tempo, mi pare doveroso segnalare anche l'esistenza di Gimp.

Perditrice di ombrelli professionista, plurititolata, vasta esperienza sul campo - offresi.
Stufa di essere apostrofata con un: "la testa non la perdi solo perché ce l'hai attaccata al collo", ho cambiato tattica, non confesso più le mie negligenze da distratta cronica con la testa saldamente ancorata alle nuvole. Ora ho meditato la possibilità di inventarmi un colpevole fittizio, un capro espiatorio estemporaneo ma credibile, verso il quale riversare le colpe.
Per esempio l'altro giorno la genitrice mi domandava dove fosse finito il tal ombrello fatto così, così e collà.
In realtà la domanda non nascondeva altro che l'iiresistibile voglia di sentir confermati i suoi (fondati) preconcetti sulla sottoscritta.
La risposta è stata fulminea e senza possibilità di replica: "L'ho prestato a Ermenegilda. Ehm, conoscendola non credo lo rivedrai più!"
Tié, Fregata!
Ah, il sottile e conciliante gaudio dello scarica barile!
Il fatto è che Ermenegilda non esiste in realtà, ma mia madre non lo sa.
Infondo, quindi, non è poi così grave. No?
Fortuna che è tornato il bel tempo perché le scorte familiari di ombrelli si avviano verso la fine - e le scuse estemporanee pure.
Sempre più verde?
Si, anche. Ma soprattutto tanta.
Si ringrazia ancor più per aver continuato per un’ora abbondante.
Ma soprattutto, si ringrazia per essere andato alla radice del problema e aver posto fine alle mie invidie.
GRAZIE
No, niente, c’è che - per chi come me non se ne fosse ancora accorto - siamo a Settembre. Cioè, settembre inoltrato!
Gli universitari vagano da una segreteria all’altra nella temeraria ricerca del orario del nuovo semestre.
I lavoratori riprendono in mano l’agenda di pelle di culo di macaco e infittiscono nuovamente i propri appuntamenti.
Io, che non sono né carne né pesce, mi accingo con zelo a brancolare nel buio. E si sappia che sono una vera fuoriclasse in questa somma arte, tzé.
L’estate sta finendo, un anno se ne va, di diventare grandi non c’è pericolo, però non mi va lo stesso.
Sono stati giorni di meritato riposo; di mare, di sole, di infinite chiacchierate, di risate, di naturali complicità, di compleanni, di regali improvvisati e perfettamente inutili ma motivati, di 8 Settembre, di fuochi d’artificio, di bicchieri di vino bianco fresco che si avvicendano l’uno dopo l’altro, di focaccette fritte, di sigarette truccate, di amare consapevolezze, di amicizie che non potranno mai più tornare quelle di una volta, di consapevolezze più liete: che si cambia, né migliori né peggiori, solo cambiati; di persone che riprenderanno le fila delle proprie vite in altre città, di una certa nostalgia preventiva che già comincio ad avvertire, di decisioni che dovranno essere prese, della netta convinzione che è ora di mischiare un po’ le carte e che rien ne va plus.
C’è che novant’anni di vita, cavolo, sono tanti – io non saprei che farne!
C’è che mia nonna è più unica che rara. C’è che è una perpetua contraddizione vivente.
Sostanzialmente “perché ti fa paura quello che succederà se poi ti senti uguale”.
Bene, ora prendete questo post, infarcirtelo di K, di ardite abbreviazioni ed otterrete un post che potrebbe essere scritto da una adolescente-pink-dark-drunk-drug-strum-und-drang!
Sto regredendo. Uomo avvisato mezzo salvato.