La ditta 'Appoggi' è fallita!

Un blog diversamente stabile.
sabato, 08 agosto 2009

VACANZA. [va-cĂ n-za] 3 fig. Sospensione, assenza di qualcosa



                  Immagine by O'mages

Trovato il rimedio al post qui sotto.

Che poi alla fine magari è pure una banalità, ma penso davvero che il tempo possa avere un senso quando si riesce a non misurarlo.

Quando ogni settimana che si rincorre inizi il lunedì pensando già al weekend e ogni giorno è un conto alla rovescia verso quei due giorni di libertà che non riesci mai a goderti fino in fondo e quando l’orologio al polso, infame ma indispensabile servo delle ore, scandisce ogni minuto della giornata con il preciso intento di regolare entrate, uscite, pause pranzo e infinite combinazioni per coincidenze di mezzi pubblici, sempre troppo affollati e sempre così placidamente desolanti.

Quando poi ti togli l’orologio dal polso e lasci il cellulare in un cassetto e ti lasci travolgere da un tempo indefinito, perdi la cognizione delle ore e dei giorni e in tutto ciò che vivi, vedi e fai il tempo diventa solo una variabile insignificante. Allora - finalmente - si riesce ad apprezzarne il senso.

Sospensione del tempo.
Lunga vita a Michelasso e alla sua arte!

Si avvisano i gentili lettori che il post manca di nessi logici, ci scusiamo per il disagio. Per maggiori informazioni e/o precisazioni rivolgersi all’omino del cervello che - però, ahimé, mi duole informarvi - si è arruolato nella legione straniera. Boh, non so che dire, provate con l’Ufficio Reclami infondoadestra. Ma non so quanto sia in fondo, né quanto a destra.
martedì, 26 maggio 2009

MAC-DIPENDENZE

(Sì, scrivo ancora questo post perché stasera sono inquieta)


Uno dei problemi del lunedì, a parte il fatto stesso che sia lunedì, consiste nel fatto che sul pc dell’ufficio io continui  lanciare - imperterrita - la freccetta del mause nell’angolo in alto a sinistra dello schermo per vedere le altre applicazioni aperte.
Ma ad esempio il martedì va già meglio, pretendo solo di trovare l’iconcina per chiudere la finestra in alto a sinistra.
Al mercoledì, poi, inizio a fare uso di sostanze stupefacenti e passa tutta la paura.

That's all folks!
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categoria: si salvi chi può, il lavoro debilita luomo, un cervello in ostaggio


sabato, 14 marzo 2009

VOLEVO ESSERE MARGARETHE VON TROTTA (INVECE SONO UNA DEMENTE)


OVVERO: DI COME UNA MENTE ALIENATA (DOPO OTTOBARRANOVE ORE DAVANTI AD UNO SCHERMO A FARE UN LAVORO AD ALTO TASSO DI MONOTONIA) SFOGA LE PROPRIE FRUSTRAZIONI NEL TEMPO LIBERO



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categoria: si salvi chi può, un cervello in ostaggio, di me e altro, niuno intento


martedì, 09 dicembre 2008

“BEATI GLI INSENSIBILI ALLA MALINCONIA, QUELLI CHE STANNO BRINDANDO ALLA MIA”

OVVERO: DI ARMONICHE, CANZONI ED ALTRE AMENITA’


Non sono morta, non mi sono persa in mirabolanti avventure, semplicemente la mia connessione internet si adegua all’andazzo generale della nostra assolata galera patria ed è entrata in sciopero. Bene.
Quindi approfitto di un momento in cui il mio inutile fornitore di adsl pare abbia deciso di collaborare, per rendervi edotti su alcune essenziali riflessioni che ho condotto appositamente per l’umanità intera.

Dopo approfondite ricerche e sperimentazioni, oggi ho deciso di pontificare mettendo nero su bianco una cosa di cui ho preso coscienza. Perché è di grande interesse prendere consapevolezza di cose di fondamentale importanza e renderle note scarabocchiando sulle pagine virtuali di un blog.
Del tipo, oggi ho capito che lo strumento musicale che in assoluto più favorisce quella sensazione di nodo alla gola, comunemente chiamato magone – signori e signore – è: l’armonica a bocca.

Fondamentale.
 
L’armonica a bocca sa di cose che finiscono.
Racconta di melanconie, di angosce, di nostalgie, di tristezze, di inadeguatezze di incomunicabilità, di incapacità; di cose cieche, sorde, mute: autistiche.

Ammé mi piace tanto, l’armonica, a me mi.

E’ uno strumento a senso unico, perché al contrario di ogni qualsivoglia altro strumento che, a seconda del modo in cui viene suonato, può provocare sensazioni di gioia o di tristezza. L’armonica lei no, o almeno non mi viene in mente nessuna canzone con armonica annessa che trasudi gaiezza e giocondità.
Niente di meglio per titillare le zone più sensibili del proprio masochismo con un’ottima melodia di armonica.
Ma veniamo ad alcuni esempi pratici che possano supportare questa mia teoria.

Bob Dylan - “The Times They Are A-Changin'”
Scelta che non ha niente a che vedere con gli scenari sociali o politici trattati dal testo, ma piuttosto a scenari personali e per sua la melodia.
Ché io questa canzone mica la conoscevo.
Poi per caso qualche anno fa, comprai su una di quelle bancarelle da sagra paesana di inizio estate, un cd raccolta dei maggiori successi di Bob. E poi - in una situazione particolare - alle note di questa canzone, ecco le lacrime che sgorgarono incontenibili.
Per fortuna intorno a me ho sempre persone molto sensibili e attente che sanno come confortarmi:
- “che cazzo piangi, deficiente?!”

Francesco De Gregori – “Rimmel”
Boh, cosa c’è da dire su Rimmel? La scelta ricade su questa particolare versione con chitarra voce e armonica solo perché è splendidamente struggente.

Bugo – “Che diritti ho su di te”.
Una delle mie ultime ossessioni musicali dell’ultima ora (solo dopo a Le luci della centrale elettrica, ma quest'ultimo non usa l’armonica per tanto non può essere usato ad esempio per la mia teoria).
Una voce che un po’ ricorda Rino Gaetano, melodie semplici e temi quotidiani, od addirittura stupidi, trattati con paradossale ironia. E poi, il gentile strazio dell’armonica.


Bene, sono riuscita a farvi lacrimare come fontane?
Ottimo. sono riuscita nel mio intento.

Non avete versato nemmeno un atomo di cristallina salinità?
Siete degli abominevoli insensibili. Vi stimo.
lunedì, 03 novembre 2008

*


(IN REALTA’ VOLEVO PARLARE DI QUEL TEMA DELLE ELEMENTARI IN CUI DICEVO CHE LE SIGNORE-BENE VANNO AL CIMITERO PER SFOGGIARE LE PELLICCE)


Qualche giorno fa, mi è capitato di mangiare una Barretta Kinder ed era effettivamente un bel po’ di tempo che non lo facevo. Ero lì che la centellinavo nel modo tipico che mi porto appresso sin da quando ero bambina; vale a dire distaccando con i denti dapprima la parte di copertura al cioccolato al latte, per poi lasciarmi naufragare singolarmente a quella di solo cioccolato bianco. Una fine operazione chirurgica – insomma – che può richiedere svariati minuti, più di quanto in realtà deliziarsi con questo snack richiederebbe.
E può accadere che mentre sono lì  a dosare con parsimonia l’estasi di voluttuosa golosità, possa anche scivolare sulla guancia un rivolo di una qual certa cristallina umidità salina, sgorgante dal condotto lacrimale e terminante all’angolo delle labbra.
No, non è segno di una incontrollabile ed esuberante libidine.
Ma è qualcosa di altrettanto sottile ed ingestibile: il ricordo.
E non c’è nulla da fare, perché io ho legato indissolubilmente questa delizia di cacao e latte al ricordo di mia nonna. L’altra. La nonna che è mancata qualche anno fa’.
Che poi, a dirla tutta, ci sono dolci molto più buoni delle barrette kinder e che, in vero, preferisco il salato al dolce. Ma mica lo decidiamo noi a quale oggetto, odore o cibo appiccicare un ricordo. E’ così - e ce ne dobbiamo stare.
Fatto stà che lei è stata la fornitrice ufficiale di barrette kinder della mia infanzia.
Quando andavo a casa sua a trovarla e prima di andare via mi metteva tra le mani una confezione
O quando bofonchiava con fare cospiratorio con mia madre e le passava la confezione sottobanco come fosse stata merce di contrabbando affinché io non la vedessi.
Le sue mani ossute, consumate e rugose la cui vista suscitava in me solo tutta la rispettabilità dovuta a chi quelle mani non le aveva usate solo per farsi aria.
Quando la prendevo bonariamente in giro perché anche in piena estate lei portava sempre con se una giacchetta di lana e lei controbatteva sorridendo: “Pani e panni sono buoni compagni”.
La sua composta e discreta eleganza che non si esprimeva tanto nel vestire quanto semplicemente nell’umile dignità del suo esistere.
Quando poi invece la malattia e la sofferenza inevitabilmente si portano via un po’ di quella dignità.

Ieri è stato il giorno dei morti. Oddio, detto così fa venire in mente le immagini che la filmografia horror ormai ci ha inculcato nel cervellino: zombie con le braccia distese in avanti che, con il loro incedere traballante, si prendono la loro rivincita sui viventi.
Meglio dire Il giorno della commemorazione dei defunti (come la maestra delle elementari teneva a sottolineare)
Perché le parole sono tutto.
Giorno. Commemorazione. Defunti.

Niente, pensavo al fatto che il costo delle barrette kinder non aumenta durante il periodo di queste “feste” – al contrario di fiori e ceri. Ma pensavo anche al fatto che mica tutti si possono permettere di commemorare con una barretta kinder.



* Il comitato promotore “A noi ci piacciono i titoli lunghi alla Lina Wertmüller (inventato testé per l'occasione) invia formale domanda al Dott. Splinder per la richiesta di un maggior numero di caratteri a disposizione per i titoli dei post.
Si ringrazia anticipatamente per l’attenzione, cordiali saluti.
Il Comitato
mercoledì, 01 ottobre 2008

LA STAGIONE DELL’ACITILSALICILICO VIENE E VA

Odio l’inverno.
Come? Non siamo ancora in inverno?!
Per me quando le temperature scendono sotto i 20 gradi centigradi, è pieno inverno. Oh.

In primo luogo perché sono una gran freddolosa e poi perché inevitabilmente con l’inverno per me si apre la stagione delle Aspirine, di Mucosolvon, di sciroppi Ribexen, caramelle Iodosan gola, di scorte di fazzoletti di carta in confezione da dieci comodamente trasportabili nella borsetta. Insomma, una gran gioia.

Ciò nonostante però sono anche un bel animale pieno di contraddizioni per cui non mi rassegno all’idea che “Eh, signora mia non ci sono più le mezze stagioni!”  e persevero a vestirmi leggera, troppo leggera. Quindi, anche se è una bella giornata di sole, farsi scarozzare in moto senza nemmeno uno straccio di giacca non è cosa né buona né giusta, ma tant’é.

Ora, visto che è appena iniziata la stagione in cui io me ne andrei volentieri in letargo, ma non si può perché sono sì un animale ma non quello giusto per questa mia naturale inclinazione, ho appena rinnovato il mio abbonamento stagionale all’acetilsalicilico.

Buona stagione dell'acetilsalicilico a tutti.

P.S. Tutto ciò però non è niente di sconcertante, è ordinaria amministrazione. La cosa che invece mi inquieta di più è che dopo aver sentito questa cosa qui ho incominciato a rivalutare Mango.
martedì, 29 luglio 2008

"LO DICEVA NERUDA CHE DI GIORNO SI SUDA (ma la notte no) RISPONDEVA PICASSO IO DI GIORNO MI SCASSO"*



Mi sembrava brutto lasciare questo scarno spazietto virtuale così totalmente in balia dell’abbandono estivo, così mi sono decisa a fare un breve riassunto delle cose che volevo dire. Il risultato potrebbe essere un bel minestrone, che con il caldo, ne convengo, rischia di risultare un po’ pesante, ma spero così non sia, o miei sparuti e sopravissuti lettori. In tal caso comunque esiste sempre il salvifico Alka Seltzer.
Il mio stage è quasi giunto al termine e vedendo venir meno le possibilità di far parte della squadra lavorativa, a causa di alcune instabili vicissitudini aziendali (alle quali, tra sindacati e dirigenze, mi sto appassionando più che alla serie di Lost) che stanno facendo tremare alcuni degli stessi dipendenti ignari del fatto di veder o meno riconfermato il proprio contratto in scadenza, io mi adeguo senza troppe difficoltà all’andazzo generale del accidioso ritmo estivo. Per cui l’evento di eccezionale portata della settimana è il venerdì, non tanto per il gusto del preludio del fine settimana, quanto per la pubblicazione  su YouTube di un nuovo episodio di Italian Spiderman (metto il link al trailer ma sarebbe consigliato vedersi tutti e dieci gli episodi pubblicati sino ad oggi. In vero è consigliato solo a coloro che nutrono un amore verso il trash studiato, lo stile anni ’70, in particolare i film polizieschi anni ’70, le musiche, nonché una buona dose di ironia.)

Ho avuto modo di apprendere cose nuove: l’ospedale è il regno incontrastato delle Crocs. Crocs ai piedi delle infermiere, dei dottori, degli anestesisti, dei pazienti, dei parenti. Tutti quanti coi gommoni colorati ai piedi!
Ora, io nutro un certo disamore verso questa tipologia di scarpa o ciabatta che dir si voglia.
Per contro due ominidi della mia vita a me molto cari si sono comprati le Crocs, sebbene quelle tarocche meno costose e di un sobrio color blu scuro. Premedito di dargli fuoco nel giardino, la puzza di copertone bruciato potrebbe attirare l’attenzione dei vicini che chiameranno la polizia e credendomi Rom (a dispetto del fatto che le mie sembianze fisiche non siano per nulla accomunabili ai Rom ma tutt’al più, visti i miei colori, ad una qualsiasi popolazione slava – e ormai vista la sempre maggiore equazione: popoli slavi = Rom, verrò arrestata e catalogata con le mie belle impronte digitali.

Parliamo invece dell’approvazione cosiddetto Lodo Alfano. Anzi, dobbiamo proprio parlarne?!
Allora facciamo così, io sottoscrivo la battuta di Luttazzi a riguardo:

Berlusconi: «Il lodo Alfano non è ad personam, è per tutti i cittadini che fanno il presidente del consiglio»
E così chiudo l’argomento.

Ci sarebbe da poi da parlare dei fatti del G8 di Genova. All’epoca dei fatti io non avevo partecipato alle manifestazioni, ottusamente occupata com’ero a pensare al mio piccolo mondo fatto di dubbi sulle mie prossime possibilità esistenziali e ad arrovellarmi sul come e sul perché la persona della quale mi ero invaghita non mi cagava manco di striscio.
Fatto stà però che in quei afosi giorni del luglio 2001 non riuscivo più a schiodarmi dalla tv per seguire quel delirio che stava accadendo a non troppi chilometri da casa mia. Più guardavo e più non capivo. In seguito ho poi avuto modo di approfondire l’argomento, ho letto tutto ciò che si poteva leggere, ho guardato tutto ciò che si poteva visionare, ho parlato con persone che avevano partecipato come manifestanti e con chi invece era lì per lavoro, con una telecamera o un microfono in mano. Ed ora con queste sentenze approssimative  che cadranno in prescrizione l’anno prossimo, continuo a non capire.

Ma sopra ogni altra cosa due interrogativi fondamentali arrovellano la mia mia esistenza:
- vorrei capire qual è il tormentone estivo musicale di quest’anno, perché nel caso fosse “Non ti scordar mai di me” di Giusy Ferreri (lo deduco dal fatto che siffatta canzone mi ha già ampiamente scassato le ovaie e scusate il lirismo) io ho sempre pensato, a quanto pare erroneamente, che il tormentone estivo dovesse avere attingere ad armonie allegre e leggere. Si conferma ancora una volta l’ipotesi che io non capisco un tubo.
- Vorrei inoltre capire qual è la moda estiva del momento, perché vedo gente combinata in tutti i modi ma non riesco ad individuare la tendenza predominante. Anzi se voi colti, acuti, osservatori, lettori l’avete individuata illuminatemi dal buio della mia ignoranza.

Bene, io mi congederei. Mi sembra di aver scritto abbastanza belinate** e mi ritengo soddisfatta.

Ci si rilegge magari a breve o magari più in la nel tempo. Vedremo
Buone cose. (Che non vuol dire nulla, ma ci sta bene!)


* il titolo del post è del tutto immotivato e random, del resto come il resto del post e immagine. Si ringraziano le mie capacità cerebrali ormai del tutto compromesse.

**"belinate", ovvero = cazzate, detto nel dialetto autoctono.

giovedì, 05 giugno 2008

ED ORA: LA BALLATA DELLA STAGISTA. CANTA LA RAGAZZA MYSTAGE, DIRIGE L’ORCHESTRA SAN PRECARIO IN PERSONA

Antefatto:
Settimana scorsa, mentre in un momento morto della mattinata sfogliavo uno di quei giornaletti free-press.  Il giornaletto era aperto e campeggiava un titolone in grassetto che diceva all’incirca: “Il 60% dei laureati trova lavoro con lo stage”. Passa di lì pseudo-collega sardonico che, lasciando cadere lo sguardo tra le pagine aperte,  sbotta in una risata malefica:
Buah-ah-ah-ah-ah!” E continua: “Non ti preoccupare che qui non corri il pericolo!”.
Da un’insondabile associazione di idee con la canzone “Ragazza Myspace” dei Dio della Love, di cui ho già avuto modo di (non) parlare tempo addietro, nasce la parodia: “Ragazza Mystage”.

Qui il testo originale.



Ragazza Mystage, rinchiusa nella camera da letto
Con Word scribacchi curricula…
Che finiranno nel cesso

Un filo di trucco, vestita con ballerine e tailleurs
Se vuoi fare colpo scrivi “dinamica”
Vedrai quanti colloqui avrai

Passi le giornate ad aggiungere stage alla tua lista ma
Sei la protagonista degli stipendi altrui
Il lavoro degli altri
Tu lo fai aggratis senza indignarti
Tu fai tutto, per tutti, per tutto ti presti
Della posizione “a novanta”
Ormai ne hai fatto competenza perché

Sei la ragazza, ragazza Mystage
Piena di entusiasmo ingenuo e di verve
Sorridi e speri ma infondo già lo sai
Che alla pensione non ci arriverai mai

Ragazza Mystage
Io sì che i siti li conosco tutti
Da Monster a Infojob, da Easyjob a CamGirl
(ovvero: “faiilmestierepiùanticodelmondo”)

Hai la pretesa viziata di fare il lavoro per cui ti sei laureata
Ma a lavar pavimenti si guadagna di più
Tremila c.v. …tutti da stampare, inviare, pubblicare, per poterti emancipare
Tu hai il chiodo fisso di voler lavorare

Sei la ragazza, ragazza Mystage
Piena di entusiasmo ingenuo e di verve
Sorridi e speri ma infondo già lo sai
Che alla pensione non ci arriverai mai

Sei la ragazza, ragazza Mystage
Piena di entusiasmo ingenuo e di verve
Passi giornate ad aggiornare curricula
Mentre ti ascolti a palla “Voglio una vita tranquilla”

Ma dimmi quando… mi assumerai…
Con un prezioso co.co.pro. a sei mesi
Per poi poter dire “grazie san Precario!!!”
Aaah…dimmi quando mi arriverà una busta paga da te
Che sei il sistema aguzzino più legale che c’è
Mi piace un sacco credere
Che prima o poi tu assumerai me: Ragazza Mystage!

Son la ragazza, ragazza Mystage
(dai ragazze!)
Piena di entusiasmo ingenuo e di verve
(Tutte insieme!!)
Sorrido e spero, ma infondo già lo so
(Uuuuh!)
Che alla pensione mica ci arriverò
(Sig!)

(A me le ragazze mystage… ma va a cagare, va’!)

(E fu così che la ragazza mystage si diede alla pesca di gamberi - come Forrest Gump)


Postilla:
Ci tengo a sottolineare che quanto scritto non è propriamente autobiografico, (io non correrò il rischio di essere assunta, ma non tutti gli stage vengono per nuocere!) lo spunto di tutto ciò nasce a seguito di scene viste, storie che mi sono state riportate, parlando e leggendo esperienze di giuovini dalle belle speranze entrati nal magico mondo degli stage.
E' semplicemente un’ironica rilettura di una situazione esistente, in realtà, per nulla esilarante.
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sabato, 17 maggio 2008

SE LARGA E' LA FOGLIA E STRETTA E' LA VIA, TAGLIAMO IL PROBLEMA ALLA RADICE

OVVERO: FAVOLETTA DELLA SUBERBA CHE ACCOGLIE L'OMINO IN BIANCO

superb(i)a

C’era una volta La Superba, modesta città dalla naturale e geografica circospezione: sguardo verso l’orizzonte infinito del mare e spalle ben coperte dai monti – che, manimàn, non si può mai sapere.
Un bel dì la calma della città venne scossa dalla notizia di un grande evento, la Superba avrebbe ricevuto la visita di una personalità importante, un omino dalle teutoniche origini, vestito tutto di bianco, con sottana e un copricapo un po’ bizzarro.
I preparativi procedevano freneticamente, tutti lavoravano come formichine per prepararsi all’evento e per accogliere un flusso di visitatori straordinario. “Niente sarà lasciato al caso” – diceva l’omino capo della protezione civile nelle sue dichiarazioni alla stampa.
E poi si venne a sapere che, nell’esaltazione generale della preparazione al grande avvenimento, casualmente nella piazza che avrebbe ospitato le celebrazioni dell’omino in bianco, furono abbattuti diciassette alberi.
“Per problemi di sicurezza” – si affrettarono a rispondere le autorità.
Certo, perché già si vociferava di orde di scimmie addestrate a "tiratori scelti" da associazioni-carbonaro-sovversive, pronte ad arrampicarsi sugli alberi e attentare alla vita dell'omino in bianco.
“No, ma erano alberi malati” –  replicarono allora le autorità. 
“Ma scusate, proprio tutti e diciassette?”  
“Si, tutti e diciassette. Un’epidemia. Improvvisa. Roba dell’altro mondo!”
Elicotteri, cioè, Papacotteri, strade chiuse, traffico deviato, alberi tagliati, centinaia di soldini sborsati, tutto ovviamente nel nome della predicata genuina cristianità.
Così la popolazione, che non ci sta a veder messi in subbuglio i propri luoghi e le concilianti abitudini della giornata domenicale di un maggio odoroso, si cimentò nell’attività per cui è stata geneticamente predisposta: il mugugno facile. E la parte di cittadinanza più indignata e attenta ai problemi sociali e ambientali, si gonfiava in un coro di vibrante protesta:
“Belìn, han spostato Sampdoria – Juve al giorno prima!”
Visto il siffatto mal contento popolare le autorità si giustificarono ancora: “No problem, gli alberi saranno ripiantati.”
Va bene, ma non è che un albero ricresce proprio in quattro e quattr’otto e peccato che quegli alberi rappresentassero una provvidenziale oasi verde in una zona alquanto trafficata.  
Adesso il popolo della Suberba non aspetta altri che l’eroe nazionale del momento, Silvioman in persona che, proferendo un divino: “Rialzati Leccio!”, salvi con un miracolo la situazione.

E tutto si risolse nel migliore dei modi.
E tutti vissero felici e contenti.
E meno male che Silvio c’é.
E l’omino in bianco, pure.
venerdì, 21 marzo 2008

LA PRIMAVERA NON HA SENTITO LA SVEGLIA E SI E’ GIRATA DALL’ALTRA PARTE A DORMIRE. E COME BIASIMARLA?


Vento del Nord, dicono i meteorologi in questa mattina di bislacco solstizio primaverile e ciò, come la filmografia essenziale ci insegna, è segno inequivocabile che sta per arrivare Mary Poppins oppure una donna con una bambina e un canguro invisibile, che aprirà una cioccolateria in tempo di quaresima. Insomma, delle due l’una. Oppure entrambe. Non rimane che aspettare e vedere..

Ieri sera c’erano racconti da ascoltare e La Birra incontrata in un locale splendidamente deserto, con mani troppo fredde e abiti inadatti alle temperature, sembra essere entrata in circolo nelle vene al posto del sangue. Capace che oggi sto tutto il giorno attaccata al calorifero ad osservare il colore del vento, protetta da un rettangolo di vetro -  sia mai che riesca anche a scorgere la sagoma di una delle due signore succitate.

Pare che a giorni sia anche pasqua.
Che dire? Buone cose. Non abbuffatevi troppo di agnelli, uova e colombe - sia mai che risorgano anche loro e vengano a bussare tutti quanti assieme alla pietra sepolcrale dello stomaco.  

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