
Oltre a perdere ombrelli, nella vita, faccio anche dell’altro.
Beh, poco se si considera il tempo che mi lasciano a disposizione le altre attività in cui mi applico con diligenza:
contemplare l’orizzonte, perdermi seguendo le fila labirintiche dei miei pensieri – senza nemmeno riuscire a trovare e sconfiggere il Minotauro!; osservare, rapita, il gatto che dorme (e forse sogna anch'esso); esercitarmi a fare le bolle con la saliva; arrovellarmi le meningi tentando, in vano, di capire come certa gente possa rappresentarci al parlamento; interrogarmi sul perché Luca Giurato non si sia ancora estinto; comprendere se mi doni di più il rosso o il nero; alzare il sopraciglio sinistro nel mio sempiterno moto di perplessità.
Riassumendo: adoro perdere tempo in cose di inesauribile inutilità, tanto quanto presto attenzione nel divincolare magistralmente cose di vaga serietà.
Bòn, detto ciò la scorsa settimana ho dovuto lasciarmi prendere in trappola da un tailleur , non grigio fumo, bensì total black, parlare dentro ad un microfono e millantare una parvenza di serietà e disinvolta professionalità, quando invece la tragicomica realtà consisteva nel fatto che la sottoscritta se la stava facendo in mano – come direbbero gli accademìsti della Crusca.
Assodato una volta di più - semmai ce ne fosse stato bisogno - che all’essere al centro dell’attenzione preferisco vivere, chiudiamo l’argomento. Ché la paura non la si sfida a duello, ma tutt’al più la si accoglie come una vecchia e fidata amicizia, allora ci si può persino permettere di canzonarla allegramente.
Dio salvi la regina la mia dubbia autostima!
L’altra sera era una di quelle volte in cui, no, il libro in via di lettura, stasera proprio no! Allora mi sono ritrovata tra le mani (bugia! L’ho cercato di proposito!) un mio diario iniziato a scrivere per compiacente diletto personale nell’anno domini 2001, lasciato e ripreso svariate volte (che strano!).
Ho fatto le ore piccole a leggerlo. E ho lasciato affiorare sorrisi e risate. E ho lasciato che la mia pelle rabbrividisse nel leggere congiuntivi completamente ceffati e consecutio temporum alla membro di cane. E ho lasciato scivolare stille di cristallina salinità.
Concludendo: lascio che sia, con spensierata consapevolezza.
Postilla sillogistica:
Il sonno della ragione genera mostri.
L’insonnia della ragione genera paranoie.
L’insonnia notturna genera mostri di Photoshop.*
N.B. Questo post manca di nessi logici, non vi adoprate inutilmente a trovarli, oppure si. Insomma, fate un po’ come nella casa delle libertà: fate un po’ quel che vi pare!
*Aggiornamento:
Per la parcondicio, per l'ontologico credo nel software libero, ma soprattutto perché la mia versione di Photoshop è a tempo, mi pare doveroso segnalare anche l'esistenza di Gimp.

o sei Kubrik o il grandangolare lo puoi anche lasciare inutilizzato nel cassetto.
Ecco.
Io ho messo su un bel obiettivo normale da
Non è questione di mantenere un basso profilo, ma di non far cozzare le aspettative (proprie e altrui), rispetto ai mezzi che si hanno a disposizione.
Gia finito?!
Si.
Arrivederci, grazie, prego, scusi, tornerò!
Tempi di fine anno scolastico, di scrutini, di pagelle, di gavettoni, di ansia promosso o bocciato.
Si, occhei, io le scuole le ho finite da un bel pezzo, però per qualche bizzarra ragione, è questo il periodo dell’anno in cui per un motivo o per l’altro mi trovo sempre a tirare le somme.
A me piace di più l’idea della fine dell'anno scolastico e non del 31 dicembre, per far ciò; per cui: bilanci positivi o negativi? Le attività superano le passività? Quadri con materie segnate in rosso? Promossi a pieni voti oppure bocciati?
Bah, non saprei. Certamente lezioni imparate, questo si.
Bene, dicevo, un anno di lezioni imparate e la più importante credo sia proprio questa:
“Se hai bisogno di una mano la troverai alla fine del tuo braccio”, una celebre frase di Audrey Hepburn, che poi continua con qualcos’altro ma al momento non me la ricordo e non mi interessa nemmanco.
Stravolgendo la frase si potrebbe dire: se hai bisogno d’aiuto non confidare troppo su gli altri.
Ma non tanto perché questi sono brutti e cattivi, tu sei piccolo e nero, il mondo ce l’ha con te, nessuno ti può capire, gli avversi numi e le secrete cure che al viver tuo furon tempesta...eh? Sto divagando. Dicevo, si, ecco, non per tutta questa serie di motivi, ma piuttosto perché se stai annaspando in quella palude che tu stesso ti sei creato, se non sei tu il primo a cercare di drenare quelle acque stagnanti, gli altri potranno fare ben poco e non per cattiveria, magari a volte si – ma non sempre.
Ecco. Che poi quando parlo degli altri mi vengono in mente “Gli Altri”, quelli del telefilm Lost: i misteriosi abitanti dell’isola. Lavaggio del cervello? Effetti della lobotomia televisiva? Vabbe’...
Per esempio, trascorrere il giorno del proprio compleanno in solitaria e depressiva ascèsi e ricordarsi di questo lieto evento solo per qualche messaggio che ti arriva sul cellulare ai quali risponderesti volentieri con un cordiale “fanculo” e telefonate che puntualmente rifiuti, beh, non è proprio il massimo. Non che poi il compleanno sia un evento necessariamente da festeggiare di per se, però così è decisamente troppo. Questo giusto per dare un’idea. No, non rende per un cazzo l’idea, e non voglio nemmeno renderla, l’idea. E’ solo un esempio. Del cazzo.
Però poi succede che, per uno strano meccanismo mentale, dai più importanza a quei messaggi che invece non arrivano, a quelle persone che non ci sono, o a quelle altre che, se ci sono, ostentano indifferenza.
E in quel preciso momento si palesa un pensiero illuminante:
Se tu hai deciso di sprofondare nel tuo acquitrino - bene, fai pure - ma guarda che non fai un dispetto agli altri, al mondo; lo fai solo a te stesso perché - guarda un po’ - il mondo non gira intorno a te, continua il suo moto perpetuo anche in tua assenza!
Ma va?! La scoperta dell'acqua calda! Che sagacia, eh?!
Fatto sta che prendi coscienza di queste cose semplici e banali. Allora, per consapevolezza, per le motivazioni più nobili, o per quelle più bieche di rivalsa - non importa - cominci a vederla quella mano che sta infondo al tuo braccio e inizi ad usarla nel modo opportuno - e non siate maliziosi, sùvvia !
Perchè una pernacchia è ironica e non è un "fanculo".
Ohhh, ecco, bene. Ora, chi fosse riuscito ad arrivare più o meno vivo alla fine di codesto delirio e avesse un motivo per il quale destinare un vibrante sbeffeggio a qualcuno, questo è il posto giusto per farlo. Avanti non abbiate scrupoli e toglietevi pure tutti i sassolini che vi pare che poi facciamo i mucchietti per lapidare i bilanci!
Ah, in tutto questo spernacchiare, mi è venuto in mente come continua la frase di Audrey Hepburn: "...e mentre diventi più grande, ricorda che hai un'altra mano: la prima serve ad aiutare te stesso, la seconda ad aiutare gli altri."