La ditta 'Appoggi' è fallita!

Un blog diversamente stabile.
sabato, 08 agosto 2009

VACANZA. [va-cĂ n-za] 3 fig. Sospensione, assenza di qualcosa



                  Immagine by O'mages

Trovato il rimedio al post qui sotto.

Che poi alla fine magari è pure una banalità, ma penso davvero che il tempo possa avere un senso quando si riesce a non misurarlo.

Quando ogni settimana che si rincorre inizi il lunedì pensando già al weekend e ogni giorno è un conto alla rovescia verso quei due giorni di libertà che non riesci mai a goderti fino in fondo e quando l’orologio al polso, infame ma indispensabile servo delle ore, scandisce ogni minuto della giornata con il preciso intento di regolare entrate, uscite, pause pranzo e infinite combinazioni per coincidenze di mezzi pubblici, sempre troppo affollati e sempre così placidamente desolanti.

Quando poi ti togli l’orologio dal polso e lasci il cellulare in un cassetto e ti lasci travolgere da un tempo indefinito, perdi la cognizione delle ore e dei giorni e in tutto ciò che vivi, vedi e fai il tempo diventa solo una variabile insignificante. Allora - finalmente - si riesce ad apprezzarne il senso.

Sospensione del tempo.
Lunga vita a Michelasso e alla sua arte!

Si avvisano i gentili lettori che il post manca di nessi logici, ci scusiamo per il disagio. Per maggiori informazioni e/o precisazioni rivolgersi all’omino del cervello che - però, ahimé, mi duole informarvi - si è arruolato nella legione straniera. Boh, non so che dire, provate con l’Ufficio Reclami infondoadestra. Ma non so quanto sia in fondo, né quanto a destra.
martedì, 09 dicembre 2008

“BEATI GLI INSENSIBILI ALLA MALINCONIA, QUELLI CHE STANNO BRINDANDO ALLA MIA”

OVVERO: DI ARMONICHE, CANZONI ED ALTRE AMENITA’


Non sono morta, non mi sono persa in mirabolanti avventure, semplicemente la mia connessione internet si adegua all’andazzo generale della nostra assolata galera patria ed è entrata in sciopero. Bene.
Quindi approfitto di un momento in cui il mio inutile fornitore di adsl pare abbia deciso di collaborare, per rendervi edotti su alcune essenziali riflessioni che ho condotto appositamente per l’umanità intera.

Dopo approfondite ricerche e sperimentazioni, oggi ho deciso di pontificare mettendo nero su bianco una cosa di cui ho preso coscienza. Perché è di grande interesse prendere consapevolezza di cose di fondamentale importanza e renderle note scarabocchiando sulle pagine virtuali di un blog.
Del tipo, oggi ho capito che lo strumento musicale che in assoluto più favorisce quella sensazione di nodo alla gola, comunemente chiamato magone – signori e signore – è: l’armonica a bocca.

Fondamentale.
 
L’armonica a bocca sa di cose che finiscono.
Racconta di melanconie, di angosce, di nostalgie, di tristezze, di inadeguatezze di incomunicabilità, di incapacità; di cose cieche, sorde, mute: autistiche.

Ammé mi piace tanto, l’armonica, a me mi.

E’ uno strumento a senso unico, perché al contrario di ogni qualsivoglia altro strumento che, a seconda del modo in cui viene suonato, può provocare sensazioni di gioia o di tristezza. L’armonica lei no, o almeno non mi viene in mente nessuna canzone con armonica annessa che trasudi gaiezza e giocondità.
Niente di meglio per titillare le zone più sensibili del proprio masochismo con un’ottima melodia di armonica.
Ma veniamo ad alcuni esempi pratici che possano supportare questa mia teoria.

Bob Dylan - “The Times They Are A-Changin'”
Scelta che non ha niente a che vedere con gli scenari sociali o politici trattati dal testo, ma piuttosto a scenari personali e per sua la melodia.
Ché io questa canzone mica la conoscevo.
Poi per caso qualche anno fa, comprai su una di quelle bancarelle da sagra paesana di inizio estate, un cd raccolta dei maggiori successi di Bob. E poi - in una situazione particolare - alle note di questa canzone, ecco le lacrime che sgorgarono incontenibili.
Per fortuna intorno a me ho sempre persone molto sensibili e attente che sanno come confortarmi:
- “che cazzo piangi, deficiente?!”

Francesco De Gregori – “Rimmel”
Boh, cosa c’è da dire su Rimmel? La scelta ricade su questa particolare versione con chitarra voce e armonica solo perché è splendidamente struggente.

Bugo – “Che diritti ho su di te”.
Una delle mie ultime ossessioni musicali dell’ultima ora (solo dopo a Le luci della centrale elettrica, ma quest'ultimo non usa l’armonica per tanto non può essere usato ad esempio per la mia teoria).
Una voce che un po’ ricorda Rino Gaetano, melodie semplici e temi quotidiani, od addirittura stupidi, trattati con paradossale ironia. E poi, il gentile strazio dell’armonica.


Bene, sono riuscita a farvi lacrimare come fontane?
Ottimo. sono riuscita nel mio intento.

Non avete versato nemmeno un atomo di cristallina salinità?
Siete degli abominevoli insensibili. Vi stimo.
mercoledì, 20 agosto 2008

"MA IL MATERASSO, IL MATERASSO, IL MATERASSO E' IL MASSIMO CHE C'E'"



Sono tornata!

In realtà sono tornata già da una settimana.

Ci sarebbero un sacco di cose da dire, ma anche no, e poi non so da che parte incominciare perché sono mentalmente ancora in vacanza, quando invece tutti gli indizi dovrebbero suggerirmi di sentirmi disoccupata.

Bene.
Dopo un viaggio on the road, un sacco di chilometri macinati e difficoltose dormite per terra, l’unica importante e fondamentale riflessione che mi sento di lasciare qua sopra è la seguente:

il materasso è l’invenzione più geniale che uomo abbia mai concepito!

Ave a tutti.
postato da Effe10 alle ore 12:28 | Permalink | commenti (13) / commenti (13) (pop-up)
categoria: di me e altro, vita s-vissuta, scoperta dell acqua calda, guardo il mondo da un oblò


lunedì, 04 febbraio 2008

"RIVERRUN"

Oltre a perdere ombrelli, nella vita, faccio anche dell’altro.
Beh, poco se si considera il tempo che mi lasciano a disposizione le altre attività in cui mi applico con diligenza:
contemplare l’orizzonte, perdermi seguendo le fila labirintiche dei miei pensieri – senza nemmeno riuscire a trovare e sconfiggere  il Minotauro!; osservare, rapita, il gatto che dorme (e forse sogna anch'esso); esercitarmi a fare le bolle con la saliva; arrovellarmi le meningi tentando, in vano, di capire come certa gente possa rappresentarci al parlamento; interrogarmi sul perché Luca Giurato non si sia ancora estinto; comprendere se mi doni di più il rosso o il nero; alzare il sopraciglio sinistro nel mio sempiterno moto di perplessità.

Riassumendo: adoro perdere tempo in cose di inesauribile inutilità, tanto quanto presto attenzione nel divincolare magistralmente cose di vaga serietà.

Bòn, detto ciò la scorsa settimana ho dovuto lasciarmi prendere in trappola da un tailleur , non grigio fumo, bensì total black, parlare dentro ad un microfono e millantare una parvenza di serietà e disinvolta professionalità, quando invece la tragicomica realtà consisteva nel fatto che la sottoscritta se la stava facendo in mano – come direbbero gli accademìsti della Crusca.
Assodato una volta di più - semmai ce ne fosse stato bisogno - che all’essere al centro dell’attenzione preferisco vivere, chiudiamo l’argomento. Ché la paura non la si sfida a duello, ma tutt’al più la si accoglie come una vecchia e fidata amicizia, allora ci si può persino permettere di canzonarla allegramente.
Dio salvi la regina la mia dubbia autostima!

L’altra sera era una di quelle volte in cui, no, il libro in via di lettura, stasera proprio no! Allora mi sono ritrovata tra le mani (bugia! L’ho cercato di proposito!) un mio diario iniziato a scrivere per compiacente diletto personale nell’anno domini 2001, lasciato e ripreso svariate volte (che strano!).
Ho fatto le ore piccole a leggerlo. E ho lasciato affiorare sorrisi e risate. E ho lasciato che la mia pelle rabbrividisse nel leggere congiuntivi completamente ceffati e consecutio temporum alla membro di cane. E ho lasciato scivolare stille di cristallina salinità.

Concludendo: lascio che sia, con spensierata consapevolezza.

Postilla sillogistica:

Il sonno della ragione genera mostri.
L’insonnia della ragione genera paranoie.
L’insonnia notturna genera mostri di Photoshop.*

N.B. Questo post manca di nessi logici, non vi adoprate inutilmente a trovarli, oppure si. Insomma, fate un po’ come nella casa delle libertà: fate un po’ quel che vi pare!

 

*Aggiornamento:
Per la parcondicio, per l'ontologico credo nel software libero, ma soprattutto perché la mia versione di Photoshop è a tempo, mi pare doveroso segnalare anche l'esistenza di Gimp.

postato da Effe10 alle ore 11:02 | Permalink | commenti (18) / commenti (18) (pop-up)
categoria: e pensare che c era il pensiero, di me e altro, vita s-vissuta, scoperta dell acqua calda


giovedì, 12 luglio 2007

LA PROFONDITA’ DI CAMPO AUMENTA COL DIMINUIRE DELLA FOCALE DELL’OBIETTIVO. PER NON PARLARE, POI, DEL DIAFRAMMA.



Proseguono le mie riflessioni all’insegna de “la scoperta dell’acqua calda” (come da post più sotto), tanto che ho deciso di dedicargli persino una categoria.

Quindi, il ragionamento metaforico che mi preme sottolineare è sostanzialmente questo:

o sei Kubrik o il grandangolare lo puoi anche lasciare inutilizzato nel cassetto.

Ecco.
Io ho messo su un bel obiettivo normale da 49 mm e ora la profondità di campo è aumentata.

Non è questione di mantenere un basso profilo, ma di non far cozzare le aspettative (proprie e altrui), rispetto ai mezzi che si hanno a disposizione.


Gia finito
?!
Si.

Arrivederci, grazie, prego, scusi, tornerò!

giovedì, 21 giugno 2007

L’ANNO SCOLASTICO DEL: “SE HAI BISOGNO DI UNA MANO LA TROVERAI ALLA FINE DEL TUO BRACCIO”

Tempi di fine anno scolastico, di scrutini, di pagelle, di gavettoni, di ansia promosso o bocciato.
Si, occhei, io le scuole le ho finite da un bel pezzo, però per qualche bizzarra ragione, è questo il periodo dell’anno in cui per un motivo o per l’altro mi trovo sempre a tirare le somme.
A me piace di più l’idea della fine dell'anno scolastico e non del 31 dicembre, per far ciò; per cui: bilanci positivi o negativi? Le attività superano le passività? Quadri con materie segnate in rosso? Promossi a pieni voti oppure bocciati?
Bah, non saprei. Certamente lezioni imparate, questo si. 

D’accordo, va bene, questo non è per niente un bilancio, perdonatemi ma non sono capace a fare quadrare i bilanci, altrimenti avrei continuato a studiare Economia e una delle rare certezze che ho (nel bene e nel male) è proprio quella di poter berciare alla Venditti che: “la matematica non sarà mai il mio mestiereee”.

Bene, dicevo, un anno di lezioni imparate e la più importante credo sia proprio questa:

Se hai bisogno di una mano la troverai alla fine del tuo braccio, una celebre frase di Audrey Hepburn, che poi continua con qualcos’altro ma al momento non me la ricordo e non mi interessa nemmanco.

Stravolgendo la frase si potrebbe dire: se hai bisogno d’aiuto non confidare troppo su gli altri.
Ma non tanto perché questi sono brutti e cattivi, tu sei piccolo e nero, il mondo ce l’ha con te, nessuno ti può capire, gli avversi numi e le secrete cure che al viver tuo furon tempesta...eh? Sto  divagando. Dicevo, si, ecco, non per tutta questa serie di motivi, ma piuttosto perché se stai annaspando in quella palude che tu stesso ti sei creato, se non sei tu il primo a cercare di drenare quelle acque stagnanti, gli altri potranno fare ben poco e non per cattiveria, magari a volte si – ma non sempre.
Ecco. Che poi quando parlo degli altri mi vengono in mente “Gli Altri”, quelli del telefilm Lost: i misteriosi abitanti dell’isola. Lavaggio del cervello? Effetti della lobotomia televisiva? Vabbe’...

Per esempio, trascorrere il giorno del proprio compleanno in solitaria e depressiva ascèsi e ricordarsi di questo lieto evento solo per qualche messaggio che ti arriva sul cellulare ai quali risponderesti volentieri con un cordiale “fanculo” e telefonate che puntualmente rifiuti, beh, non è proprio il massimo. Non che poi il compleanno sia un evento necessariamente da festeggiare di per se, però così è decisamente troppo. Questo giusto per dare un’idea. No, non rende per un cazzo l’idea, e non voglio nemmeno renderla, l’idea. E’ solo un esempio. Del cazzo.

Però poi succede che, per uno strano meccanismo mentale, dai più importanza a quei messaggi che invece non arrivano, a quelle persone che non ci sono, o a quelle altre che, se ci sono, ostentano indifferenza.

E in quel preciso momento si palesa un pensiero illuminante:
Se tu hai deciso di sprofondare nel tuo acquitrino - bene, fai pure - ma guarda che non fai un dispetto agli altri, al mondo; lo fai solo a te stesso perché - guarda un po’ -  il mondo non gira intorno a te, continua il suo moto perpetuo anche in tua assenza!

Ma va?! La scoperta dell'acqua calda! Che sagacia, eh?!

Fatto sta che prendi coscienza di queste cose semplici e banali. Allora, per consapevolezza, per le motivazioni più nobili, o per quelle più bieche di rivalsa - non importa - cominci a vederla quella mano che sta infondo al tuo braccio e inizi ad usarla nel modo opportuno - e non siate maliziosi, sùvvia !

Per cui, torno alla prima persona singolare, e dico che mi voglio levare un sassolino dalla scarpa:

dedico agli altri - quelli di Lost e non - ma anche un po' a me stessa, una sonora pernacchia ma di quelle lunghe, col vibrato fortissimo.
Perchè una pernacchia è ironica e non è un "fanculo".

Ohhh, ecco, bene. Ora, chi fosse riuscito ad arrivare più o meno vivo alla fine di codesto delirio e avesse un motivo per il quale destinare un vibrante sbeffeggio a qualcuno, questo è il posto giusto per farlo. Avanti non abbiate scrupoli e toglietevi pure tutti i sassolini che vi pare che poi facciamo i mucchietti per lapidare i bilanci!

Ah, in tutto questo spernacchiare, mi è venuto in mente come continua la frase di Audrey Hepburn: "...e mentre diventi più grande, ricorda che hai un'altra mano: la prima serve ad aiutare te stesso, la seconda ad aiutare gli altri."

postato da Effe10 alle ore 18:45 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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