La ditta 'Appoggi' è fallita!

Un blog diversamente stabile.
martedì, 29 luglio 2008

"LO DICEVA NERUDA CHE DI GIORNO SI SUDA (ma la notte no) RISPONDEVA PICASSO IO DI GIORNO MI SCASSO"*



Mi sembrava brutto lasciare questo scarno spazietto virtuale così totalmente in balia dell’abbandono estivo, così mi sono decisa a fare un breve riassunto delle cose che volevo dire. Il risultato potrebbe essere un bel minestrone, che con il caldo, ne convengo, rischia di risultare un po’ pesante, ma spero così non sia, o miei sparuti e sopravissuti lettori. In tal caso comunque esiste sempre il salvifico Alka Seltzer.
Il mio stage è quasi giunto al termine e vedendo venir meno le possibilità di far parte della squadra lavorativa, a causa di alcune instabili vicissitudini aziendali (alle quali, tra sindacati e dirigenze, mi sto appassionando più che alla serie di Lost) che stanno facendo tremare alcuni degli stessi dipendenti ignari del fatto di veder o meno riconfermato il proprio contratto in scadenza, io mi adeguo senza troppe difficoltà all’andazzo generale del accidioso ritmo estivo. Per cui l’evento di eccezionale portata della settimana è il venerdì, non tanto per il gusto del preludio del fine settimana, quanto per la pubblicazione  su YouTube di un nuovo episodio di Italian Spiderman (metto il link al trailer ma sarebbe consigliato vedersi tutti e dieci gli episodi pubblicati sino ad oggi. In vero è consigliato solo a coloro che nutrono un amore verso il trash studiato, lo stile anni ’70, in particolare i film polizieschi anni ’70, le musiche, nonché una buona dose di ironia.)

Ho avuto modo di apprendere cose nuove: l’ospedale è il regno incontrastato delle Crocs. Crocs ai piedi delle infermiere, dei dottori, degli anestesisti, dei pazienti, dei parenti. Tutti quanti coi gommoni colorati ai piedi!
Ora, io nutro un certo disamore verso questa tipologia di scarpa o ciabatta che dir si voglia.
Per contro due ominidi della mia vita a me molto cari si sono comprati le Crocs, sebbene quelle tarocche meno costose e di un sobrio color blu scuro. Premedito di dargli fuoco nel giardino, la puzza di copertone bruciato potrebbe attirare l’attenzione dei vicini che chiameranno la polizia e credendomi Rom (a dispetto del fatto che le mie sembianze fisiche non siano per nulla accomunabili ai Rom ma tutt’al più, visti i miei colori, ad una qualsiasi popolazione slava – e ormai vista la sempre maggiore equazione: popoli slavi = Rom, verrò arrestata e catalogata con le mie belle impronte digitali.

Parliamo invece dell’approvazione cosiddetto Lodo Alfano. Anzi, dobbiamo proprio parlarne?!
Allora facciamo così, io sottoscrivo la battuta di Luttazzi a riguardo:

Berlusconi: «Il lodo Alfano non è ad personam, è per tutti i cittadini che fanno il presidente del consiglio»
E così chiudo l’argomento.

Ci sarebbe da poi da parlare dei fatti del G8 di Genova. All’epoca dei fatti io non avevo partecipato alle manifestazioni, ottusamente occupata com’ero a pensare al mio piccolo mondo fatto di dubbi sulle mie prossime possibilità esistenziali e ad arrovellarmi sul come e sul perché la persona della quale mi ero invaghita non mi cagava manco di striscio.
Fatto stà però che in quei afosi giorni del luglio 2001 non riuscivo più a schiodarmi dalla tv per seguire quel delirio che stava accadendo a non troppi chilometri da casa mia. Più guardavo e più non capivo. In seguito ho poi avuto modo di approfondire l’argomento, ho letto tutto ciò che si poteva leggere, ho guardato tutto ciò che si poteva visionare, ho parlato con persone che avevano partecipato come manifestanti e con chi invece era lì per lavoro, con una telecamera o un microfono in mano. Ed ora con queste sentenze approssimative  che cadranno in prescrizione l’anno prossimo, continuo a non capire.

Ma sopra ogni altra cosa due interrogativi fondamentali arrovellano la mia mia esistenza:
- vorrei capire qual è il tormentone estivo musicale di quest’anno, perché nel caso fosse “Non ti scordar mai di me” di Giusy Ferreri (lo deduco dal fatto che siffatta canzone mi ha già ampiamente scassato le ovaie e scusate il lirismo) io ho sempre pensato, a quanto pare erroneamente, che il tormentone estivo dovesse avere attingere ad armonie allegre e leggere. Si conferma ancora una volta l’ipotesi che io non capisco un tubo.
- Vorrei inoltre capire qual è la moda estiva del momento, perché vedo gente combinata in tutti i modi ma non riesco ad individuare la tendenza predominante. Anzi se voi colti, acuti, osservatori, lettori l’avete individuata illuminatemi dal buio della mia ignoranza.

Bene, io mi congederei. Mi sembra di aver scritto abbastanza belinate** e mi ritengo soddisfatta.

Ci si rilegge magari a breve o magari più in la nel tempo. Vedremo
Buone cose. (Che non vuol dire nulla, ma ci sta bene!)


* il titolo del post è del tutto immotivato e random, del resto come il resto del post e immagine. Si ringraziano le mie capacità cerebrali ormai del tutto compromesse.

**"belinate", ovvero = cazzate, detto nel dialetto autoctono.

giovedì, 05 giugno 2008

ED ORA: LA BALLATA DELLA STAGISTA. CANTA LA RAGAZZA MYSTAGE, DIRIGE L’ORCHESTRA SAN PRECARIO IN PERSONA

Antefatto:
Settimana scorsa, mentre in un momento morto della mattinata sfogliavo uno di quei giornaletti free-press.  Il giornaletto era aperto e campeggiava un titolone in grassetto che diceva all’incirca: “Il 60% dei laureati trova lavoro con lo stage”. Passa di lì pseudo-collega sardonico che, lasciando cadere lo sguardo tra le pagine aperte,  sbotta in una risata malefica:
Buah-ah-ah-ah-ah!” E continua: “Non ti preoccupare che qui non corri il pericolo!”.
Da un’insondabile associazione di idee con la canzone “Ragazza Myspace” dei Dio della Love, di cui ho già avuto modo di (non) parlare tempo addietro, nasce la parodia: “Ragazza Mystage”.

Qui il testo originale.



Ragazza Mystage, rinchiusa nella camera da letto
Con Word scribacchi curricula…
Che finiranno nel cesso

Un filo di trucco, vestita con ballerine e tailleurs
Se vuoi fare colpo scrivi “dinamica”
Vedrai quanti colloqui avrai

Passi le giornate ad aggiungere stage alla tua lista ma
Sei la protagonista degli stipendi altrui
Il lavoro degli altri
Tu lo fai aggratis senza indignarti
Tu fai tutto, per tutti, per tutto ti presti
Della posizione “a novanta”
Ormai ne hai fatto competenza perché

Sei la ragazza, ragazza Mystage
Piena di entusiasmo ingenuo e di verve
Sorridi e speri ma infondo già lo sai
Che alla pensione non ci arriverai mai

Ragazza Mystage
Io sì che i siti li conosco tutti
Da Monster a Infojob, da Easyjob a CamGirl
(ovvero: “faiilmestierepiùanticodelmondo”)

Hai la pretesa viziata di fare il lavoro per cui ti sei laureata
Ma a lavar pavimenti si guadagna di più
Tremila c.v. …tutti da stampare, inviare, pubblicare, per poterti emancipare
Tu hai il chiodo fisso di voler lavorare

Sei la ragazza, ragazza Mystage
Piena di entusiasmo ingenuo e di verve
Sorridi e speri ma infondo già lo sai
Che alla pensione non ci arriverai mai

Sei la ragazza, ragazza Mystage
Piena di entusiasmo ingenuo e di verve
Passi giornate ad aggiornare curricula
Mentre ti ascolti a palla “Voglio una vita tranquilla”

Ma dimmi quando… mi assumerai…
Con un prezioso co.co.pro. a sei mesi
Per poi poter dire “grazie san Precario!!!”
Aaah…dimmi quando mi arriverà una busta paga da te
Che sei il sistema aguzzino più legale che c’è
Mi piace un sacco credere
Che prima o poi tu assumerai me: Ragazza Mystage!

Son la ragazza, ragazza Mystage
(dai ragazze!)
Piena di entusiasmo ingenuo e di verve
(Tutte insieme!!)
Sorrido e spero, ma infondo già lo so
(Uuuuh!)
Che alla pensione mica ci arriverò
(Sig!)

(A me le ragazze mystage… ma va a cagare, va’!)

(E fu così che la ragazza mystage si diede alla pesca di gamberi - come Forrest Gump)


Postilla:
Ci tengo a sottolineare che quanto scritto non è propriamente autobiografico, (io non correrò il rischio di essere assunta, ma non tutti gli stage vengono per nuocere!) lo spunto di tutto ciò nasce a seguito di scene viste, storie che mi sono state riportate, parlando e leggendo esperienze di giuovini dalle belle speranze entrati nal magico mondo degli stage.
E' semplicemente un’ironica rilettura di una situazione esistente, in realtà, per nulla esilarante.
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sabato, 17 maggio 2008

SE LARGA E' LA FOGLIA E STRETTA E' LA VIA, TAGLIAMO IL PROBLEMA ALLA RADICE

OVVERO: FAVOLETTA DELLA SUBERBA CHE ACCOGLIE L'OMINO IN BIANCO

superb(i)a

C’era una volta La Superba, modesta città dalla naturale e geografica circospezione: sguardo verso l’orizzonte infinito del mare e spalle ben coperte dai monti – che, manimàn, non si può mai sapere.
Un bel dì la calma della città venne scossa dalla notizia di un grande evento, la Superba avrebbe ricevuto la visita di una personalità importante, un omino dalle teutoniche origini, vestito tutto di bianco, con sottana e un copricapo un po’ bizzarro.
I preparativi procedevano freneticamente, tutti lavoravano come formichine per prepararsi all’evento e per accogliere un flusso di visitatori straordinario. “Niente sarà lasciato al caso” – diceva l’omino capo della protezione civile nelle sue dichiarazioni alla stampa.
E poi si venne a sapere che, nell’esaltazione generale della preparazione al grande avvenimento, casualmente nella piazza che avrebbe ospitato le celebrazioni dell’omino in bianco, furono abbattuti diciassette alberi.
“Per problemi di sicurezza” – si affrettarono a rispondere le autorità.
Certo, perché già si vociferava di orde di scimmie addestrate a "tiratori scelti" da associazioni-carbonaro-sovversive, pronte ad arrampicarsi sugli alberi e attentare alla vita dell'omino in bianco.
“No, ma erano alberi malati” –  replicarono allora le autorità. 
“Ma scusate, proprio tutti e diciassette?”  
“Si, tutti e diciassette. Un’epidemia. Improvvisa. Roba dell’altro mondo!”
Elicotteri, cioè, Papacotteri, strade chiuse, traffico deviato, alberi tagliati, centinaia di soldini sborsati, tutto ovviamente nel nome della predicata genuina cristianità.
Così la popolazione, che non ci sta a veder messi in subbuglio i propri luoghi e le concilianti abitudini della giornata domenicale di un maggio odoroso, si cimentò nell’attività per cui è stata geneticamente predisposta: il mugugno facile. E la parte di cittadinanza più indignata e attenta ai problemi sociali e ambientali, si gonfiava in un coro di vibrante protesta:
“Belìn, han spostato Sampdoria – Juve al giorno prima!”
Visto il siffatto mal contento popolare le autorità si giustificarono ancora: “No problem, gli alberi saranno ripiantati.”
Va bene, ma non è che un albero ricresce proprio in quattro e quattr’otto e peccato che quegli alberi rappresentassero una provvidenziale oasi verde in una zona alquanto trafficata.  
Adesso il popolo della Suberba non aspetta altri che l’eroe nazionale del momento, Silvioman in persona che, proferendo un divino: “Rialzati Leccio!”, salvi con un miracolo la situazione.

E tutto si risolse nel migliore dei modi.
E tutti vissero felici e contenti.
E meno male che Silvio c’é.
E l’omino in bianco, pure.
sabato, 10 maggio 2008

ALL'OMBRA DELLE FANCIULLE IN FIORE


Mentre la stampa estera elogia le doti intellettuali di certi neo ministri del nuovo governo, un interrogativo mi sorge spontaneo: ma cos'è il “governo ombra”?
Cioè, sarebbe tipo che Veltroni & Company giocano come quando si era bambini al “facciamo che io sono e tu sei”?!

Ma checccarini!

O_o

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domenica, 27 aprile 2008

UN POPOLO IN OSTAGGIO DI QUATTRO ESPRESSIONI

assolutamente
Il morbo è tra di noi.
Il subdolo germe si annida in ogni antro della comunicazione, nei talk-show televisivi, nelle conversazioni quotidiane e prolifica indisturbato.
Paroline snob ed abusate, che riempiono bene la bocca, allungano la frase ed elevano senza indugio al sofisticato e ambìto piedistallo dell’elite di gggente trendy che parla nel modo gggiusto.

Sarà, ma a me non riesce di trattenere un fastidio viscerale nei confronti di queste espressioni tanto di moda. Le ragioni di ciò non vanno ricercate in manierismi accademici, bensì nella mia posizione di disadattata cronica e in meri traumi infantili.
Sin da piccola, infatti - da bella personcina timida, introversa e poco avvezza all’arte oratoria, quale ero (sono?) - trovavo un confortante giaciglio e più appropriato mezzo di espressione nella parola scritta. Tuttavia ciò non toglie che per me l’ortografia, la grammatica e la sintassi, non fossero altro che inutili cavilli inventati ad hoc da un qualche ipotetico sindaco delle maestrine dalla penna rossa, per sfogare le proprie frustrazioni e reprimere la fantasiosa e anarchica immaginazione di poveri fanciulli incastrati e imbolsiti in piccoli banchetti.

I miei quadernoni a righe erano veri e propri campi di battaglia combattuti a colpi della mia timorosa Replay Paper Mate cancellabile blu, contro quelli  dell’altèra biro rossa della maestra. Gli ignari feriti sul campo erano: doppie mancanti, h mute – non perché non si dovessero pronunciare ma proprio perché non c’erano -, c al posto di q, q al posto di c,  sintassi sovversiva e punteggiatura inesistente. Questo avveniva non perché fossi un asino assoluto (cioè, un po’ sì!), ma piuttosto perché in primo luogo ero (sono) una distratta irreversibile e poi eccessivamente impegnata nel dire quello che dovevo dire, che nel seguire le regole dello scrivere corretto.
Insomma, i miei quaderni erano un casino assoluto. Ma scritti con un cuore grande così.
La cura che la maestrina dalla penna rossa, mise in atto contro la mia visione creativa dell’italico idioma era quella di farmi riempire paginate intere con l’errore corretto. Il compito aggiunto che quotidianamente mi portavo a casa era quello di riscrivere 100 volte la parola o la frase nel modo giusto. Oltre lo smacco di essere ripresa davanti ai compagni di classe più bravi di me, quindi, anche la mestizia dei compiti in più. Ah, vita grama!

Bene, venendo al succo della questione, l’esito del traumatizzante  “Trattamento Ludovico” impostomi dalla maestrina dalla penna rossa, è che oggi non posso rimanere indifferente, chessò, nel veder usato “piuttosto che” in funzione disgiuntiva - che tanto va di moda - al posto della corretta funzione comparativa.
Ma non dilunghiamoci oltre perché la legge della giungla quotidiana non concede inutili sofismi; bisogna adeguarsi all’evoluzione del linguaggio altrimenti si è tagliati fuori dalla comunnicazione. Allora la faccio breve ed è dal basso del mio trauma infantile, ma con il cuore in mano - che dico ai portatori insani di questi logori modi di dire:

Banalmente,
assolutamente
e quant’altro:

CI AVETE SCARTAVETRATO LE OVAIE piuttosto che I MARONI!
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lunedì, 31 marzo 2008

VENDITTARIO PER FILM



E dopo:

"Notte prima degli esami"

"Questa notte è ancora nostra"


Aspettando:

 "Le bombe delle sei non fanno male"

(Docu-film indipendente a favore della legalizzazione della cannabis)


"Macomefannolesegretariecongliocchialiafarsisposaredagliavvocatiiiii"

(Della sopraffina regia di Tinto Brass)

 
"La matematica non sarà mai il mio mestiere"

(Protagonista principale Giulio Tremonti)


E cos'altro?


P.s. nel frattanto Antonello s'è incazzato.
lunedì, 24 settembre 2007

“I’M LOOKING FOR SOMETHING TO BELIVE IN”


E’ scoppiato il caso Beppe Grillo.

I giornali nazionali sfoggiano il suo bel faccione riccioluto in prima pagina, i dibattiti politici al riguardo si sprecano. Non ultimi, i programmi televisivi, non perdono certo la ghiotta occasione di sviscerare la questione del “Vaffa day”.

Insomma, niente di nuovo sotto il sole. Si cavalca l’onda del nuovo fenomeno mediatico.

Non voglio entrare nel merito delle problematiche declamate da Beppe Grillo; non è questo il punto.

Voglio dire, ben venga qualcuno che riesce a far smuovere sinapsi ormai sempre più in via di ossidazione - ma mi chiedo: le persone sono ancora in grado di avere un pensiero critico personale, senza dover per forza abbarbicarsi ottusamente al grido di un effimero grillo parlante?


Ora, per la lapidazione abbiate cura di scegliere i sassi più graziosi. Infondo sono un'esteta, io.


*Aggiornamento

Per completezza, ecco lo scritto di Luttazzi di cui si parlava con Ossimorosa

 

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