La ditta 'Appoggi' è fallita!

Un blog diversamente stabile.
giovedì, 28 maggio 2009

LUI ERA UN UOMO, LEI UNA DONNA. NAAA, NON POTEVA FUNZIONARE




L’altra sera ho visto “Once”.
Sarà colpa della sindrome pre-mestruale, ma io ho pianto dall’inizio alla fine del film.
Lui invece si è addormentato dopo appena quindici minuti.
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categoria: d amore e di altre sciocchezze, mannaggia alla musica, cine-a-mato-grafo


martedì, 09 dicembre 2008

“BEATI GLI INSENSIBILI ALLA MALINCONIA, QUELLI CHE STANNO BRINDANDO ALLA MIA”

OVVERO: DI ARMONICHE, CANZONI ED ALTRE AMENITA’


Non sono morta, non mi sono persa in mirabolanti avventure, semplicemente la mia connessione internet si adegua all’andazzo generale della nostra assolata galera patria ed è entrata in sciopero. Bene.
Quindi approfitto di un momento in cui il mio inutile fornitore di adsl pare abbia deciso di collaborare, per rendervi edotti su alcune essenziali riflessioni che ho condotto appositamente per l’umanità intera.

Dopo approfondite ricerche e sperimentazioni, oggi ho deciso di pontificare mettendo nero su bianco una cosa di cui ho preso coscienza. Perché è di grande interesse prendere consapevolezza di cose di fondamentale importanza e renderle note scarabocchiando sulle pagine virtuali di un blog.
Del tipo, oggi ho capito che lo strumento musicale che in assoluto più favorisce quella sensazione di nodo alla gola, comunemente chiamato magone – signori e signore – è: l’armonica a bocca.

Fondamentale.
 
L’armonica a bocca sa di cose che finiscono.
Racconta di melanconie, di angosce, di nostalgie, di tristezze, di inadeguatezze di incomunicabilità, di incapacità; di cose cieche, sorde, mute: autistiche.

Ammé mi piace tanto, l’armonica, a me mi.

E’ uno strumento a senso unico, perché al contrario di ogni qualsivoglia altro strumento che, a seconda del modo in cui viene suonato, può provocare sensazioni di gioia o di tristezza. L’armonica lei no, o almeno non mi viene in mente nessuna canzone con armonica annessa che trasudi gaiezza e giocondità.
Niente di meglio per titillare le zone più sensibili del proprio masochismo con un’ottima melodia di armonica.
Ma veniamo ad alcuni esempi pratici che possano supportare questa mia teoria.

Bob Dylan - “The Times They Are A-Changin'”
Scelta che non ha niente a che vedere con gli scenari sociali o politici trattati dal testo, ma piuttosto a scenari personali e per sua la melodia.
Ché io questa canzone mica la conoscevo.
Poi per caso qualche anno fa, comprai su una di quelle bancarelle da sagra paesana di inizio estate, un cd raccolta dei maggiori successi di Bob. E poi - in una situazione particolare - alle note di questa canzone, ecco le lacrime che sgorgarono incontenibili.
Per fortuna intorno a me ho sempre persone molto sensibili e attente che sanno come confortarmi:
- “che cazzo piangi, deficiente?!”

Francesco De Gregori – “Rimmel”
Boh, cosa c’è da dire su Rimmel? La scelta ricade su questa particolare versione con chitarra voce e armonica solo perché è splendidamente struggente.

Bugo – “Che diritti ho su di te”.
Una delle mie ultime ossessioni musicali dell’ultima ora (solo dopo a Le luci della centrale elettrica, ma quest'ultimo non usa l’armonica per tanto non può essere usato ad esempio per la mia teoria).
Una voce che un po’ ricorda Rino Gaetano, melodie semplici e temi quotidiani, od addirittura stupidi, trattati con paradossale ironia. E poi, il gentile strazio dell’armonica.


Bene, sono riuscita a farvi lacrimare come fontane?
Ottimo. sono riuscita nel mio intento.

Non avete versato nemmeno un atomo di cristallina salinità?
Siete degli abominevoli insensibili. Vi stimo.
venerdì, 31 ottobre 2008

"ACQUA CHE SPACCA IL MONTE CHE AFFONDA TERRA E PONTE"





"acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti"

"ma l'amore ha l'amore come solo argomento
e il tumulto del cielo ha sbagliato momento"

"e il lenzuolo si gonfia sul cavo dell'onda
e la lotta si fa scivolosa e profonda"

"oltre il muro dei vetri si risveglia la vita
che si prende per mano
a battaglia finita
come fa questo amore che dall'ansia di perdersi
ha avuto in un giorno la certezza di aversi"
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mercoledì, 01 ottobre 2008

LA STAGIONE DELL’ACITILSALICILICO VIENE E VA

Odio l’inverno.
Come? Non siamo ancora in inverno?!
Per me quando le temperature scendono sotto i 20 gradi centigradi, è pieno inverno. Oh.

In primo luogo perché sono una gran freddolosa e poi perché inevitabilmente con l’inverno per me si apre la stagione delle Aspirine, di Mucosolvon, di sciroppi Ribexen, caramelle Iodosan gola, di scorte di fazzoletti di carta in confezione da dieci comodamente trasportabili nella borsetta. Insomma, una gran gioia.

Ciò nonostante però sono anche un bel animale pieno di contraddizioni per cui non mi rassegno all’idea che “Eh, signora mia non ci sono più le mezze stagioni!”  e persevero a vestirmi leggera, troppo leggera. Quindi, anche se è una bella giornata di sole, farsi scarozzare in moto senza nemmeno uno straccio di giacca non è cosa né buona né giusta, ma tant’é.

Ora, visto che è appena iniziata la stagione in cui io me ne andrei volentieri in letargo, ma non si può perché sono sì un animale ma non quello giusto per questa mia naturale inclinazione, ho appena rinnovato il mio abbonamento stagionale all’acetilsalicilico.

Buona stagione dell'acetilsalicilico a tutti.

P.S. Tutto ciò però non è niente di sconcertante, è ordinaria amministrazione. La cosa che invece mi inquieta di più è che dopo aver sentito questa cosa qui ho incominciato a rivalutare Mango.
martedì, 29 luglio 2008

"LO DICEVA NERUDA CHE DI GIORNO SI SUDA (ma la notte no) RISPONDEVA PICASSO IO DI GIORNO MI SCASSO"*



Mi sembrava brutto lasciare questo scarno spazietto virtuale così totalmente in balia dell’abbandono estivo, così mi sono decisa a fare un breve riassunto delle cose che volevo dire. Il risultato potrebbe essere un bel minestrone, che con il caldo, ne convengo, rischia di risultare un po’ pesante, ma spero così non sia, o miei sparuti e sopravissuti lettori. In tal caso comunque esiste sempre il salvifico Alka Seltzer.
Il mio stage è quasi giunto al termine e vedendo venir meno le possibilità di far parte della squadra lavorativa, a causa di alcune instabili vicissitudini aziendali (alle quali, tra sindacati e dirigenze, mi sto appassionando più che alla serie di Lost) che stanno facendo tremare alcuni degli stessi dipendenti ignari del fatto di veder o meno riconfermato il proprio contratto in scadenza, io mi adeguo senza troppe difficoltà all’andazzo generale del accidioso ritmo estivo. Per cui l’evento di eccezionale portata della settimana è il venerdì, non tanto per il gusto del preludio del fine settimana, quanto per la pubblicazione  su YouTube di un nuovo episodio di Italian Spiderman (metto il link al trailer ma sarebbe consigliato vedersi tutti e dieci gli episodi pubblicati sino ad oggi. In vero è consigliato solo a coloro che nutrono un amore verso il trash studiato, lo stile anni ’70, in particolare i film polizieschi anni ’70, le musiche, nonché una buona dose di ironia.)

Ho avuto modo di apprendere cose nuove: l’ospedale è il regno incontrastato delle Crocs. Crocs ai piedi delle infermiere, dei dottori, degli anestesisti, dei pazienti, dei parenti. Tutti quanti coi gommoni colorati ai piedi!
Ora, io nutro un certo disamore verso questa tipologia di scarpa o ciabatta che dir si voglia.
Per contro due ominidi della mia vita a me molto cari si sono comprati le Crocs, sebbene quelle tarocche meno costose e di un sobrio color blu scuro. Premedito di dargli fuoco nel giardino, la puzza di copertone bruciato potrebbe attirare l’attenzione dei vicini che chiameranno la polizia e credendomi Rom (a dispetto del fatto che le mie sembianze fisiche non siano per nulla accomunabili ai Rom ma tutt’al più, visti i miei colori, ad una qualsiasi popolazione slava – e ormai vista la sempre maggiore equazione: popoli slavi = Rom, verrò arrestata e catalogata con le mie belle impronte digitali.

Parliamo invece dell’approvazione cosiddetto Lodo Alfano. Anzi, dobbiamo proprio parlarne?!
Allora facciamo così, io sottoscrivo la battuta di Luttazzi a riguardo:

Berlusconi: «Il lodo Alfano non è ad personam, è per tutti i cittadini che fanno il presidente del consiglio»
E così chiudo l’argomento.

Ci sarebbe da poi da parlare dei fatti del G8 di Genova. All’epoca dei fatti io non avevo partecipato alle manifestazioni, ottusamente occupata com’ero a pensare al mio piccolo mondo fatto di dubbi sulle mie prossime possibilità esistenziali e ad arrovellarmi sul come e sul perché la persona della quale mi ero invaghita non mi cagava manco di striscio.
Fatto stà però che in quei afosi giorni del luglio 2001 non riuscivo più a schiodarmi dalla tv per seguire quel delirio che stava accadendo a non troppi chilometri da casa mia. Più guardavo e più non capivo. In seguito ho poi avuto modo di approfondire l’argomento, ho letto tutto ciò che si poteva leggere, ho guardato tutto ciò che si poteva visionare, ho parlato con persone che avevano partecipato come manifestanti e con chi invece era lì per lavoro, con una telecamera o un microfono in mano. Ed ora con queste sentenze approssimative  che cadranno in prescrizione l’anno prossimo, continuo a non capire.

Ma sopra ogni altra cosa due interrogativi fondamentali arrovellano la mia mia esistenza:
- vorrei capire qual è il tormentone estivo musicale di quest’anno, perché nel caso fosse “Non ti scordar mai di me” di Giusy Ferreri (lo deduco dal fatto che siffatta canzone mi ha già ampiamente scassato le ovaie e scusate il lirismo) io ho sempre pensato, a quanto pare erroneamente, che il tormentone estivo dovesse avere attingere ad armonie allegre e leggere. Si conferma ancora una volta l’ipotesi che io non capisco un tubo.
- Vorrei inoltre capire qual è la moda estiva del momento, perché vedo gente combinata in tutti i modi ma non riesco ad individuare la tendenza predominante. Anzi se voi colti, acuti, osservatori, lettori l’avete individuata illuminatemi dal buio della mia ignoranza.

Bene, io mi congederei. Mi sembra di aver scritto abbastanza belinate** e mi ritengo soddisfatta.

Ci si rilegge magari a breve o magari più in la nel tempo. Vedremo
Buone cose. (Che non vuol dire nulla, ma ci sta bene!)


* il titolo del post è del tutto immotivato e random, del resto come il resto del post e immagine. Si ringraziano le mie capacità cerebrali ormai del tutto compromesse.

**"belinate", ovvero = cazzate, detto nel dialetto autoctono.

giovedì, 05 giugno 2008

ED ORA: LA BALLATA DELLA STAGISTA. CANTA LA RAGAZZA MYSTAGE, DIRIGE L’ORCHESTRA SAN PRECARIO IN PERSONA

Antefatto:
Settimana scorsa, mentre in un momento morto della mattinata sfogliavo uno di quei giornaletti free-press.  Il giornaletto era aperto e campeggiava un titolone in grassetto che diceva all’incirca: “Il 60% dei laureati trova lavoro con lo stage”. Passa di lì pseudo-collega sardonico che, lasciando cadere lo sguardo tra le pagine aperte,  sbotta in una risata malefica:
Buah-ah-ah-ah-ah!” E continua: “Non ti preoccupare che qui non corri il pericolo!”.
Da un’insondabile associazione di idee con la canzone “Ragazza Myspace” dei Dio della Love, di cui ho già avuto modo di (non) parlare tempo addietro, nasce la parodia: “Ragazza Mystage”.

Qui il testo originale.



Ragazza Mystage, rinchiusa nella camera da letto
Con Word scribacchi curricula…
Che finiranno nel cesso

Un filo di trucco, vestita con ballerine e tailleurs
Se vuoi fare colpo scrivi “dinamica”
Vedrai quanti colloqui avrai

Passi le giornate ad aggiungere stage alla tua lista ma
Sei la protagonista degli stipendi altrui
Il lavoro degli altri
Tu lo fai aggratis senza indignarti
Tu fai tutto, per tutti, per tutto ti presti
Della posizione “a novanta”
Ormai ne hai fatto competenza perché

Sei la ragazza, ragazza Mystage
Piena di entusiasmo ingenuo e di verve
Sorridi e speri ma infondo già lo sai
Che alla pensione non ci arriverai mai

Ragazza Mystage
Io sì che i siti li conosco tutti
Da Monster a Infojob, da Easyjob a CamGirl
(ovvero: “faiilmestierepiùanticodelmondo”)

Hai la pretesa viziata di fare il lavoro per cui ti sei laureata
Ma a lavar pavimenti si guadagna di più
Tremila c.v. …tutti da stampare, inviare, pubblicare, per poterti emancipare
Tu hai il chiodo fisso di voler lavorare

Sei la ragazza, ragazza Mystage
Piena di entusiasmo ingenuo e di verve
Sorridi e speri ma infondo già lo sai
Che alla pensione non ci arriverai mai

Sei la ragazza, ragazza Mystage
Piena di entusiasmo ingenuo e di verve
Passi giornate ad aggiornare curricula
Mentre ti ascolti a palla “Voglio una vita tranquilla”

Ma dimmi quando… mi assumerai…
Con un prezioso co.co.pro. a sei mesi
Per poi poter dire “grazie san Precario!!!”
Aaah…dimmi quando mi arriverà una busta paga da te
Che sei il sistema aguzzino più legale che c’è
Mi piace un sacco credere
Che prima o poi tu assumerai me: Ragazza Mystage!

Son la ragazza, ragazza Mystage
(dai ragazze!)
Piena di entusiasmo ingenuo e di verve
(Tutte insieme!!)
Sorrido e spero, ma infondo già lo so
(Uuuuh!)
Che alla pensione mica ci arriverò
(Sig!)

(A me le ragazze mystage… ma va a cagare, va’!)

(E fu così che la ragazza mystage si diede alla pesca di gamberi - come Forrest Gump)


Postilla:
Ci tengo a sottolineare che quanto scritto non è propriamente autobiografico, (io non correrò il rischio di essere assunta, ma non tutti gli stage vengono per nuocere!) lo spunto di tutto ciò nasce a seguito di scene viste, storie che mi sono state riportate, parlando e leggendo esperienze di giuovini dalle belle speranze entrati nal magico mondo degli stage.
E' semplicemente un’ironica rilettura di una situazione esistente, in realtà, per nulla esilarante.
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categoria: si salvi chi può, un cervello in ostaggio, mannaggia alla musica, o tempore o mores


domenica, 25 maggio 2008

SE AVESSI UN ACCOUNT SU TWITTER ADESSO SCRIVEREI:


Ascolta questa canzone di Ivano Fossati e si chiede perché ogni (rara [masochista sì, ma con parsimonia!]) volta che l’ascolta gli occhi le sudano sempre.
Si dice da sola che una povera mentecatta e mammoletta senza speranza di redenzione.

Datemi un kleenex e poi abbattetemi!

Allegrezza, gente! Allegrezza.

P.s. San Rocco Tanica salvaci tu!
postato da Effe10 alle ore 19:15 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
categoria: di me e altro, mannaggia alla musica, niuno intento


mercoledì, 07 maggio 2008

“ATTIMO: FERMATI, DUNQUE, SEI COSI’ BELLO!”

linusfelicita
Approfitto di questa mattinata che mi ha visto uscire sconfitta dalla quotidiana lotta contro la radiosveglia e il trillìo molesto del cellulare, per tornare ad affacciarmi su queste svogliate pagine virtuali.

Traduzione: mi sono addormentata, la radio ha continuato a suonare regalando una discreta colonna sonora ai miei sogni e la sveglia del cellulare l’ho sentita ma l’ho anche spenta. Al risveglio, ad un’ora indecente, la radio mi informava con un programma chiamato “Trovalavoro” (tragica casualità) e il cellulare giaceva inerme nel letto, sotto la mia pancia.

Bene.
Vivo prevalentemente di un rapimento (molto poco mistico e sensuale) chiamato cazzoditirociniomancoilrimborsospese scandito da costanti fondamentali: una sveglia che suona sempre alla stessa ora, un mezzo di trasporto pubblico che mi permette di pendolare avanti e indietro in una sorta di trance-collettivo senza tempo e senza spazio, cose da fare interessanti, cose da fare inutili, momenti morti e il pensiero che anche coltivare cavolfiori non sarebbe tanto male.
Ho avuto un colloquio con il mio conto in banca: siamo ai ferri corti. Mi ha detto con estrema risolutezza che il nostro rapporto non può continuare così, che se vorrò avere ancora con lui rapporti tramite il bancomat dovrò trovare il modo di rimpinguarlo a dovere. Obbedisco!
Nei momenti più ilari del tempo libero mi lamento, ma con stile e verve. A volte invece mi lamento e basta. E ‘fanculo all’ironia.

L’insoddisfazione permanente che mi pèrmea anima&core non mi permette il giùbilo che richiederebbe ciò che di buono si nasconde sotto questa matassa di autocommiserazione-andante-con-brio di questo periodo. Sono qui e vorrei essere la. Sono con Tizio e vorrei essere con Caio. Faccio questo e vorrei fare quello. Con la sensazione persistente che c’è sempre qualcosa di meglio che mi sta sfuggendo. Ma a questo ormai ci ho fatto il callo.
Mi sento un automa che si muove per gesti consolidati, procedo nelle strade per moto perpetuo, indifferente alla zingara con pargolo ammucchiata nel sottopassaggio, al cane del quale un cartello informa che ha avuto un’ictus, alla donna slava con fisarmonica la cui voce carezzevole è inversamente proporzionale al suo aspetto,  al ragazzo afro-rasta che intona “No woman, no cry”  e la sensazione che lo scorrere del tempo sia guidato solo da personali tabelle di marcia e valutato in freddi termini di anticipo o ritardo. E che in questo crocevia di percorsi individuali, fatti di vita quotidiana, di memoria collettiva o personale, non si smette mai di sfiorare la storia degli altri senza mai incontrarla.

Il tragitto di ritorno a casa però è ancora capace di regalarmi viste di troieggianti  tramonti che, ardimentosi, sfidano l’abitudine e solleticano il piacere. E penso che un po’, sì, la fortuna è un fatto di geografia.
E io impunemente, un po’ gongolo.
Non capisco mai i confini delle cose, vivo di sfumature che però pesano di più delle tinte unite, ma persèvero nel pormi vane condizioni in bianco o nero.
Aspetto una secolare manna dal cielo - as usually - e sogno Honolulu oppure Plutone.
Ho un’utopia nel cappello e un sassolino nella scarpa.
Sono squallidamente ripiegata su me stessa come un Pansoto in salsa di solipsismo.


lunedì, 31 marzo 2008

VENDITTARIO PER FILM



E dopo:

"Notte prima degli esami"

"Questa notte è ancora nostra"


Aspettando:

 "Le bombe delle sei non fanno male"

(Docu-film indipendente a favore della legalizzazione della cannabis)


"Macomefannolesegretariecongliocchialiafarsisposaredagliavvocatiiiii"

(Della sopraffina regia di Tinto Brass)

 
"La matematica non sarà mai il mio mestiere"

(Protagonista principale Giulio Tremonti)


E cos'altro?


P.s. nel frattanto Antonello s'è incazzato.
mercoledì, 27 febbraio 2008

RIVALUTANDO SANREMO?!

saremo

No, ma ammé quest’anno il Festival di Sanremo piace. L’ho trovato interessante.
No, davvero, eh!
Tecnicamente parlando, intendo.

Belle canzoni, motivetti accattivanti, testi brillanti e acuti, volti freschi, artisti talentuosi, siparietti esilaranti, ritmi incalzanti, rutilanti colpi di scena, ricchi premi e cotillons.

Riassumendo:

8+  (al ballerino biondo riccioluto.)


*Aggiornamento:
(si, c'ho preso gusto)

No, niente, alla fine è successo che l'ho rivalutato per davvero Sanremo.
Lodi a Giua (che non avevo ancora sentito), anche solo per il titolo della sua canzone. Di una squisita, ironica ambiguità:

"Tanto non vengo" canta: Giua, dirige l'orchestra: Ilfantomaticopunto G

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