La ditta 'Appoggi' è fallita!

Un blog diversamente stabile.
sabato, 08 agosto 2009

VACANZA. [va-càn-za] 3 fig. Sospensione, assenza di qualcosa



                  Immagine by O'mages

Trovato il rimedio al post qui sotto.

Che poi alla fine magari è pure una banalità, ma penso davvero che il tempo possa avere un senso quando si riesce a non misurarlo.

Quando ogni settimana che si rincorre inizi il lunedì pensando già al weekend e ogni giorno è un conto alla rovescia verso quei due giorni di libertà che non riesci mai a goderti fino in fondo e quando l’orologio al polso, infame ma indispensabile servo delle ore, scandisce ogni minuto della giornata con il preciso intento di regolare entrate, uscite, pause pranzo e infinite combinazioni per coincidenze di mezzi pubblici, sempre troppo affollati e sempre così placidamente desolanti.

Quando poi ti togli l’orologio dal polso e lasci il cellulare in un cassetto e ti lasci travolgere da un tempo indefinito, perdi la cognizione delle ore e dei giorni e in tutto ciò che vivi, vedi e fai il tempo diventa solo una variabile insignificante. Allora - finalmente - si riesce ad apprezzarne il senso.

Sospensione del tempo.
Lunga vita a Michelasso e alla sua arte!

Si avvisano i gentili lettori che il post manca di nessi logici, ci scusiamo per il disagio. Per maggiori informazioni e/o precisazioni rivolgersi all’omino del cervello che - però, ahimé, mi duole informarvi - si è arruolato nella legione straniera. Boh, non so che dire, provate con l’Ufficio Reclami infondoadestra. Ma non so quanto sia in fondo, né quanto a destra.
martedì, 26 maggio 2009

IL TEMPISMO NON E’ MAI STATA UNA MIA QUALITA’


Ora che mi è tornato il ghiribizzo di scrivere qua sopra ho scoperto che dal computer dell’ufficio (luogo in cui passo più tempo che a casa mia) non posso accedere a Splinder. A dire il vero non posso accedere anche a Libero, Last fm, Anobii, ma a Facebook sì, questo è razzismo bello e buono.

E’ un mondo difficile..
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categoria: e pensare che c era il pensiero, guardo il mondo da un oblò


lunedì, 16 febbraio 2009

NELL'ATTESA DELLA TUA VENUTA, AMEN


Quando ormai, certa che il mio spirito individualista e libertario non mi avrebbe permesso di abbracciare alcun tipo di fede religiosa, ecco che il buon Rob Brezsny ancora una volta apre i miei orizzonti conoscitivi regalandomi delle chicche che destabilizzano le mie certezze facendomi seriamente ricredere:

13/19 febbraio 2009


Bilancia (23 settembre - 22 ottobre) La Chiesa della Madonna dell'orgasmo è un'istituzione religiosa svedese. Il suo fondatore afferma che i seguaci della setta non sono maniaci del sesso e che non fanno orge durante le funzioni religiose. Il culto dell'orgasmo simboleggia la voglia di vivere. Fare l'amore è solo uno dei tanti modi per raggiungere il massimo godimento ed esplorare le potenzialità spirituali del piacere. Non c'è bisogno di aderire alla setta svedese per sperimentare questo modo di vivere, Bilancia. Spero che te ne ricorderai nel periodo di san Valentino. Il tuo ciclo astrale ti suggerisce di cercare momenti di gioia intensa e liberazione catartica.


No, non è uno scherzo. Mi sono informata, in Svezia esiste davvero la Chiesa della Madonna dell’orgasmo ed è registrata ufficialmente!
postato da Effe10 alle ore 22:15 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: oroscopando, e pensare che c era il pensiero, guardo il mondo da un oblò


domenica, 18 gennaio 2009

LIKE A CHARLIE BROWN

peanuts-claustrofobiaNo, non mi sono ancora rotta le balle di questo mio intimo e anonimo spazietto virtuale nel quale vomitare personali minchiate esistenziali.
E, no, non sono entrata nel virulento meccanismo del “sono su facebook quindi esisto", nonostante il pressante mobbing che stanno esercitando i colleghi sul lavoro; perché, sì, in questo periodo di crisi dilagante – ironia della sorte - ho pure trovato lavoro. Non mi soffermo su questo ultimo aspetto per riuscirne a trovare la lucidità adeguata e parlarne finalmente con ironia.

Prima o poi torno. Sì, è una minaccia!
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categoria: anche per oggi non si vola, di me e altro, guardo il mondo da un oblò


lunedì, 24 novembre 2008

“COME POSSIAMO CREPARE IN FABBRICA SE CI AMMAZZATE PRIMA?”

Non è una domanda. E’ un verdetto.

Sono le parole dello striscione che campeggia davanti alla scuola di Rivoli.
Serve più l’ironia amara di questo striscione che le tante parole dei giornalisti e delle istuzioni.



Certo, però, che se quei ragazzi avessero avuto il grembiulino…
Eh.
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categoria: guardo il mondo da un oblò


lunedì, 03 novembre 2008

*


(IN REALTA’ VOLEVO PARLARE DI QUEL TEMA DELLE ELEMENTARI IN CUI DICEVO CHE LE SIGNORE-BENE VANNO AL CIMITERO PER SFOGGIARE LE PELLICCE)


Qualche giorno fa, mi è capitato di mangiare una Barretta Kinder ed era effettivamente un bel po’ di tempo che non lo facevo. Ero lì che la centellinavo nel modo tipico che mi porto appresso sin da quando ero bambina; vale a dire distaccando con i denti dapprima la parte di copertura al cioccolato al latte, per poi lasciarmi naufragare singolarmente a quella di solo cioccolato bianco. Una fine operazione chirurgica – insomma – che può richiedere svariati minuti, più di quanto in realtà deliziarsi con questo snack richiederebbe.
E può accadere che mentre sono lì  a dosare con parsimonia l’estasi di voluttuosa golosità, possa anche scivolare sulla guancia un rivolo di una qual certa cristallina umidità salina, sgorgante dal condotto lacrimale e terminante all’angolo delle labbra.
No, non è segno di una incontrollabile ed esuberante libidine.
Ma è qualcosa di altrettanto sottile ed ingestibile: il ricordo.
E non c’è nulla da fare, perché io ho legato indissolubilmente questa delizia di cacao e latte al ricordo di mia nonna. L’altra. La nonna che è mancata qualche anno fa’.
Che poi, a dirla tutta, ci sono dolci molto più buoni delle barrette kinder e che, in vero, preferisco il salato al dolce. Ma mica lo decidiamo noi a quale oggetto, odore o cibo appiccicare un ricordo. E’ così - e ce ne dobbiamo stare.
Fatto stà che lei è stata la fornitrice ufficiale di barrette kinder della mia infanzia.
Quando andavo a casa sua a trovarla e prima di andare via mi metteva tra le mani una confezione
O quando bofonchiava con fare cospiratorio con mia madre e le passava la confezione sottobanco come fosse stata merce di contrabbando affinché io non la vedessi.
Le sue mani ossute, consumate e rugose la cui vista suscitava in me solo tutta la rispettabilità dovuta a chi quelle mani non le aveva usate solo per farsi aria.
Quando la prendevo bonariamente in giro perché anche in piena estate lei portava sempre con se una giacchetta di lana e lei controbatteva sorridendo: “Pani e panni sono buoni compagni”.
La sua composta e discreta eleganza che non si esprimeva tanto nel vestire quanto semplicemente nell’umile dignità del suo esistere.
Quando poi invece la malattia e la sofferenza inevitabilmente si portano via un po’ di quella dignità.

Ieri è stato il giorno dei morti. Oddio, detto così fa venire in mente le immagini che la filmografia horror ormai ci ha inculcato nel cervellino: zombie con le braccia distese in avanti che, con il loro incedere traballante, si prendono la loro rivincita sui viventi.
Meglio dire Il giorno della commemorazione dei defunti (come la maestra delle elementari teneva a sottolineare)
Perché le parole sono tutto.
Giorno. Commemorazione. Defunti.

Niente, pensavo al fatto che il costo delle barrette kinder non aumenta durante il periodo di queste “feste” – al contrario di fiori e ceri. Ma pensavo anche al fatto che mica tutti si possono permettere di commemorare con una barretta kinder.



* Il comitato promotore “A noi ci piacciono i titoli lunghi alla Lina Wertmüller (inventato testé per l'occasione) invia formale domanda al Dott. Splinder per la richiesta di un maggior numero di caratteri a disposizione per i titoli dei post.
Si ringrazia anticipatamente per l’attenzione, cordiali saluti.
Il Comitato
sabato, 11 ottobre 2008

NUOVE PROSPETTIVE ESISTENZIALI









Mi piacciono le rubriche gastronomiche dei Tg (ché forse ormai sono l'unica cosa decente che si possa guardare nei Tg), ne avevo parlato anche qui.
Mi piace soprattutto quella del Tg2, quella dove lo chef toscano con capelli e barba lunghi e bianchi che risponde al nome di Fabio Picchi, illustra i suoi manicaretti.
Egli ama il cibo ed ama cucinare; lo si coglie dall’estasi, dalla bramosia, dall’espressioni voluttuose del suo viso quando ne parla.
Egli è un entusiasta e, come tutti gli entusiasti, a volte esagera.

- “L’acciuga, a volte, ti può cambiare la vita”


Così esordice lo chef toscano nella puntata di oggi - in trance, con l’occhio perso nel vuoto.

Bene, io adesso scappo che devo andare a guardare negli occhi vitrei del mio nuovo oracolo: l'acciuga. Sia mai che mi riveli importantissime e recondite prospettive esistenziali.

Ah, non vi preoccupate nel caso poi rendo edotti anche voi!
postato da Effe10 alle ore 15:31 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
categoria: tivvù pensaci tu, niuno intento, guardo il mondo da un oblò


mercoledì, 20 agosto 2008

"MA IL MATERASSO, IL MATERASSO, IL MATERASSO E' IL MASSIMO CHE C'E'"



Sono tornata!

In realtà sono tornata già da una settimana.

Ci sarebbero un sacco di cose da dire, ma anche no, e poi non so da che parte incominciare perché sono mentalmente ancora in vacanza, quando invece tutti gli indizi dovrebbero suggerirmi di sentirmi disoccupata.

Bene.
Dopo un viaggio on the road, un sacco di chilometri macinati e difficoltose dormite per terra, l’unica importante e fondamentale riflessione che mi sento di lasciare qua sopra è la seguente:

il materasso è l’invenzione più geniale che uomo abbia mai concepito!

Ave a tutti.
postato da Effe10 alle ore 12:28 | Permalink | commenti (13) / commenti (13) (pop-up)
categoria: di me e altro, vita s-vissuta, scoperta dell acqua calda, guardo il mondo da un oblò


martedì, 29 luglio 2008

"LO DICEVA NERUDA CHE DI GIORNO SI SUDA (ma la notte no) RISPONDEVA PICASSO IO DI GIORNO MI SCASSO"*



Mi sembrava brutto lasciare questo scarno spazietto virtuale così totalmente in balia dell’abbandono estivo, così mi sono decisa a fare un breve riassunto delle cose che volevo dire. Il risultato potrebbe essere un bel minestrone, che con il caldo, ne convengo, rischia di risultare un po’ pesante, ma spero così non sia, o miei sparuti e sopravissuti lettori. In tal caso comunque esiste sempre il salvifico Alka Seltzer.
Il mio stage è quasi giunto al termine e vedendo venir meno le possibilità di far parte della squadra lavorativa, a causa di alcune instabili vicissitudini aziendali (alle quali, tra sindacati e dirigenze, mi sto appassionando più che alla serie di Lost) che stanno facendo tremare alcuni degli stessi dipendenti ignari del fatto di veder o meno riconfermato il proprio contratto in scadenza, io mi adeguo senza troppe difficoltà all’andazzo generale del accidioso ritmo estivo. Per cui l’evento di eccezionale portata della settimana è il venerdì, non tanto per il gusto del preludio del fine settimana, quanto per la pubblicazione  su YouTube di un nuovo episodio di Italian Spiderman (metto il link al trailer ma sarebbe consigliato vedersi tutti e dieci gli episodi pubblicati sino ad oggi. In vero è consigliato solo a coloro che nutrono un amore verso il trash studiato, lo stile anni ’70, in particolare i film polizieschi anni ’70, le musiche, nonché una buona dose di ironia.)

Ho avuto modo di apprendere cose nuove: l’ospedale è il regno incontrastato delle Crocs. Crocs ai piedi delle infermiere, dei dottori, degli anestesisti, dei pazienti, dei parenti. Tutti quanti coi gommoni colorati ai piedi!
Ora, io nutro un certo disamore verso questa tipologia di scarpa o ciabatta che dir si voglia.
Per contro due ominidi della mia vita a me molto cari si sono comprati le Crocs, sebbene quelle tarocche meno costose e di un sobrio color blu scuro. Premedito di dargli fuoco nel giardino, la puzza di copertone bruciato potrebbe attirare l’attenzione dei vicini che chiameranno la polizia e credendomi Rom (a dispetto del fatto che le mie sembianze fisiche non siano per nulla accomunabili ai Rom ma tutt’al più, visti i miei colori, ad una qualsiasi popolazione slava – e ormai vista la sempre maggiore equazione: popoli slavi = Rom, verrò arrestata e catalogata con le mie belle impronte digitali.

Parliamo invece dell’approvazione cosiddetto Lodo Alfano. Anzi, dobbiamo proprio parlarne?!
Allora facciamo così, io sottoscrivo la battuta di Luttazzi a riguardo:

Berlusconi: «Il lodo Alfano non è ad personam, è per tutti i cittadini che fanno il presidente del consiglio»
E così chiudo l’argomento.

Ci sarebbe da poi da parlare dei fatti del G8 di Genova. All’epoca dei fatti io non avevo partecipato alle manifestazioni, ottusamente occupata com’ero a pensare al mio piccolo mondo fatto di dubbi sulle mie prossime possibilità esistenziali e ad arrovellarmi sul come e sul perché la persona della quale mi ero invaghita non mi cagava manco di striscio.
Fatto stà però che in quei afosi giorni del luglio 2001 non riuscivo più a schiodarmi dalla tv per seguire quel delirio che stava accadendo a non troppi chilometri da casa mia. Più guardavo e più non capivo. In seguito ho poi avuto modo di approfondire l’argomento, ho letto tutto ciò che si poteva leggere, ho guardato tutto ciò che si poteva visionare, ho parlato con persone che avevano partecipato come manifestanti e con chi invece era lì per lavoro, con una telecamera o un microfono in mano. Ed ora con queste sentenze approssimative  che cadranno in prescrizione l’anno prossimo, continuo a non capire.

Ma sopra ogni altra cosa due interrogativi fondamentali arrovellano la mia mia esistenza:
- vorrei capire qual è il tormentone estivo musicale di quest’anno, perché nel caso fosse “Non ti scordar mai di me” di Giusy Ferreri (lo deduco dal fatto che siffatta canzone mi ha già ampiamente scassato le ovaie e scusate il lirismo) io ho sempre pensato, a quanto pare erroneamente, che il tormentone estivo dovesse avere attingere ad armonie allegre e leggere. Si conferma ancora una volta l’ipotesi che io non capisco un tubo.
- Vorrei inoltre capire qual è la moda estiva del momento, perché vedo gente combinata in tutti i modi ma non riesco ad individuare la tendenza predominante. Anzi se voi colti, acuti, osservatori, lettori l’avete individuata illuminatemi dal buio della mia ignoranza.

Bene, io mi congederei. Mi sembra di aver scritto abbastanza belinate** e mi ritengo soddisfatta.

Ci si rilegge magari a breve o magari più in la nel tempo. Vedremo
Buone cose. (Che non vuol dire nulla, ma ci sta bene!)


* il titolo del post è del tutto immotivato e random, del resto come il resto del post e immagine. Si ringraziano le mie capacità cerebrali ormai del tutto compromesse.

**"belinate", ovvero = cazzate, detto nel dialetto autoctono.

sabato, 17 maggio 2008

SE LARGA E' LA FOGLIA E STRETTA E' LA VIA, TAGLIAMO IL PROBLEMA ALLA RADICE

OVVERO: FAVOLETTA DELLA SUBERBA CHE ACCOGLIE L'OMINO IN BIANCO

superb(i)a

C’era una volta La Superba, modesta città dalla naturale e geografica circospezione: sguardo verso l’orizzonte infinito del mare e spalle ben coperte dai monti – che, manimàn, non si può mai sapere.
Un bel dì la calma della città venne scossa dalla notizia di un grande evento, la Superba avrebbe ricevuto la visita di una personalità importante, un omino dalle teutoniche origini, vestito tutto di bianco, con sottana e un copricapo un po’ bizzarro.
I preparativi procedevano freneticamente, tutti lavoravano come formichine per prepararsi all’evento e per accogliere un flusso di visitatori straordinario. “Niente sarà lasciato al caso” – diceva l’omino capo della protezione civile nelle sue dichiarazioni alla stampa.
E poi si venne a sapere che, nell’esaltazione generale della preparazione al grande avvenimento, casualmente nella piazza che avrebbe ospitato le celebrazioni dell’omino in bianco, furono abbattuti diciassette alberi.
“Per problemi di sicurezza” – si affrettarono a rispondere le autorità.
Certo, perché già si vociferava di orde di scimmie addestrate a "tiratori scelti" da associazioni-carbonaro-sovversive, pronte ad arrampicarsi sugli alberi e attentare alla vita dell'omino in bianco.
“No, ma erano alberi malati” –  replicarono allora le autorità. 
“Ma scusate, proprio tutti e diciassette?”  
“Si, tutti e diciassette. Un’epidemia. Improvvisa. Roba dell’altro mondo!”
Elicotteri, cioè, Papacotteri, strade chiuse, traffico deviato, alberi tagliati, centinaia di soldini sborsati, tutto ovviamente nel nome della predicata genuina cristianità.
Così la popolazione, che non ci sta a veder messi in subbuglio i propri luoghi e le concilianti abitudini della giornata domenicale di un maggio odoroso, si cimentò nell’attività per cui è stata geneticamente predisposta: il mugugno facile. E la parte di cittadinanza più indignata e attenta ai problemi sociali e ambientali, si gonfiava in un coro di vibrante protesta:
“Belìn, han spostato Sampdoria – Juve al giorno prima!”
Visto il siffatto mal contento popolare le autorità si giustificarono ancora: “No problem, gli alberi saranno ripiantati.”
Va bene, ma non è che un albero ricresce proprio in quattro e quattr’otto e peccato che quegli alberi rappresentassero una provvidenziale oasi verde in una zona alquanto trafficata.  
Adesso il popolo della Suberba non aspetta altri che l’eroe nazionale del momento, Silvioman in persona che, proferendo un divino: “Rialzati Leccio!”, salvi con un miracolo la situazione.

E tutto si risolse nel migliore dei modi.
E tutti vissero felici e contenti.
E meno male che Silvio c’é.
E l’omino in bianco, pure.

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