


Io, come sveglia al mattino, oltre il trillìo molesto della sveglia del cellulare, uso anche l’accensione pre-impostata della radio dello stereo. E questa in linea di massima è già più gradevole, ma dipende sempre dall’orario più o meno fastidioso in cui questa deve accendersi. Certo, poi, che se vieni svegliata con il Giggi nazionale che ti canta “tu cheeeeee ne saaaaaaiii” non è esattevolmente il modo migliore per iniziare la giornata. No.
Ecco, poi una cosa che ho notato è che quando la radio si accende ed io rimango lì nel dormiveglia per un po’ (si, ho tempi un po’ lunghi nel prendere coscienza che il nuovo giorno è bell’ e fatto e aspetta solo la mia dipartita dalle calde coltri piuminiche) mi capita di fare strane associazioni di idee sia con la musica che con le notizie del giornaleradio. Per esempio questa mattina uno speaker parlava del trionfo di Obama nello stato del Missisipi e a me è venuta in mente una battuta che lì per lì ho trovato geniale, e nel mio conciliante compiacimento (ahhh... l’allitterazione! [Si, mi compiaccio di nuovo. {Uhmm..sarà giusta la sequenza di parentesi?}]) mi sono riassopita. Quando la sveglia a ripetizione è tornata a trillare l’unica cosa che ho pensato è stata : “presto che è tardi”.
Dissolvenza, cambio di scena.
Mi trovo in marcia per strada per raggiungere la meta. Il solito altissimo e smilzo Senegalese(?), Masai urbano(?), con un gilet arancione catarifrangente e un cappellino verde, spaccia giornalini free-press.
Le due signore davanti a me che conversano fitto fitto tra di loro lo snobbano di proposito, volgendo immediatamente lo sguardo. Io prendo il concentrato di notizie e ringrazio. Ché non lo so come vengano pagati questi distributori umani di inchiostro&carta, se a forfait oppure a copie distribuite. Comunque sia, penso che far fare un po’ di ginnastica ai bulbi oculari sia un buon modo per cercare di svegliarsi dal torpore mattutino.
La sigaretta incastrata tra l’indice e il medio, un’occhio sul giornale e l’altro buttato in avanti a mo’ di antenna per cercare di non cozzare contro la fiumana umana.
Da-dan! : Titoletto che dice nonssoché su Obama e le elezioni americane. Ed ecco che riaffiora il pensiero della battuta che avevo partorito nel dormiveglia, ma trattasi soltanto della sensazione vaga di aver formulato quella battuta, perché dei termini esatti del moto di spirito in sé, non v’è traccia. Tutto precipitato nell’oblio.
Bene, non che sia importante l’episodio in questione, ma mi affascina proprio questa cosa delle insondabili associazioni di idee che, all’istante, mettono in moto tutto l’ambaradan di strambi marchingegni cerebrali e poi come si è riusciti nell’intento – puff! - cadono nel cestino della dimenticanza.
Alla fine, forse, è anche meglio così. Ché i pensieri, finché rimangono ineffabili astrazioni mentali, si ammantano di quell’aurea di insensato fascino e soddisfazione. Un qualcosa che ha a che fare con l'autoerotismo.
Tuttavia è tutto il giorno che ci penso, ma che razza di battuta brillante si può fare su Obama che vince le primarie nel Missisipi?

No, ma ammé quest’anno il Festival di Sanremo piace. L’ho trovato interessante.
No, davvero, eh!
Tecnicamente parlando, intendo.
Belle canzoni, motivetti accattivanti, testi brillanti e acuti, volti freschi, artisti talentuosi, siparietti esilaranti, ritmi incalzanti, rutilanti colpi di scena, ricchi premi e cotillons.
Riassumendo:
8+ (al ballerino biondo riccioluto.)
*Aggiornamento: (si, c'ho preso gusto)
No, niente, alla fine è successo che l'ho rivalutato per davvero Sanremo.
Lodi a Giua (che non avevo ancora sentito), anche solo per il titolo della sua canzone. Di una squisita, ironica ambiguità:
"Tanto non vengo" canta: Giua, dirige l'orchestra: Ilfantomaticopunto G