Sorrido.
Non so bene se ci sia un motivo preciso, una sensazione, questo sì.
E’ giugno e, dopo la stagione delle piogge fuori stagione, quattro giorni consecutivi di sole sembrano un miracolo - e sorrido.
La gente che fino all’altro giorno si lamentava del maltempo ora già si lamenta per il caldo; impreca contro il governo, il caro petrolio, il caro euro, il caro estinto, il caro amico ti scrivo, le mezze stagioni mancanti e sorrido.
Sorrido, frugando tra pensieri sornioni e sconnessi senza cercarvi un nesso, un significato. Non mi faccio domande, non cerco risposte, non tento di inquadrare le cose in definizioni che risultano essere sempre un po’ limitanti.
Inaspettatamente godo della mancanza di termini esatti per definire.
Inaspettatamente non ne ho bisogno.
Inaspettatamente godo delle sfumature, senza recriminazioni.
Inaspettatamente.
L’inquietudine, l’insoddisfazione, l’intransigenza sono state scalciate un po’ più in là dalla naturalezza delle cose.
E’ un po’ la sensazione di una mattina presto in estate, l’aria è ancora frizzante dalla notte ma il sole, appena sorto, emana già tutta la sua potenza.
Calore.
Non si chiede una promessa al sole, non gli si chiede di esserci anche domani. Ti godi il calore, l’esplosione di serotonina, l’amorevolezza dei suoi raggi – oggi.
Così.
Non si chiedono promesse ad uno sguardo azzurro. Non servono garanzie quando ci si fonde nel attimo, la sensazione è quella illogica e stupida di infinito. Sta già tutto nell’attimo, che oblìa passato, presente, futuro e nel contempo li ricrea in una nuova coniugazione ad hoc. La felicità ottusa dell’istante, che prolunga nel ricordo il suo ologramma.
Esiste altra forma di felicità se non nell’istante?
Sebbene il calendario informi dell’avvento della tanto attesa estate, in realtà è arrivata la Primavera. Erano troppe primavere che non sentivo la Primavera e non ricordavo che fosse così.
Sorrido.
Ed è tutto così mortalmente semplice e bello che a parlarne si scade nella banalità.
“Primavera non bussa, lei entra sicura
come il fumo lei penetra ogni fessura
ha le labbra di carne i capelli di grano
che paura, che voglia che ti prenda per mano
che paura, che voglia che ti porti lontano.”
(Un Chimico - Fabrizio De André)