La ditta 'Appoggi' è fallita!

Un blog diversamente stabile.
sabato, 04 luglio 2009

RIMEDIO PRODIGIOSO PER COMBATTERE LA STANCHEZZA



Cercasi


(escludendo le anfetamine, ché già ci ho troppe dipendenze!)
(grazie)
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categoria: si salvi chi può, il lavoro debilita luomo, di me e altro, vita s-vissuta


sabato, 14 marzo 2009

VOLEVO ESSERE MARGARETHE VON TROTTA (INVECE SONO UNA DEMENTE)


OVVERO: DI COME UNA MENTE ALIENATA (DOPO OTTOBARRANOVE ORE DAVANTI AD UNO SCHERMO A FARE UN LAVORO AD ALTO TASSO DI MONOTONIA) SFOGA LE PROPRIE FRUSTRAZIONI NEL TEMPO LIBERO



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categoria: si salvi chi può, un cervello in ostaggio, di me e altro, niuno intento


domenica, 18 gennaio 2009

LIKE A CHARLIE BROWN

peanuts-claustrofobiaNo, non mi sono ancora rotta le balle di questo mio intimo e anonimo spazietto virtuale nel quale vomitare personali minchiate esistenziali.
E, no, non sono entrata nel virulento meccanismo del “sono su facebook quindi esisto", nonostante il pressante mobbing che stanno esercitando i colleghi sul lavoro; perché, sì, in questo periodo di crisi dilagante – ironia della sorte - ho pure trovato lavoro. Non mi soffermo su questo ultimo aspetto per riuscirne a trovare la lucidità adeguata e parlarne finalmente con ironia.

Prima o poi torno. Sì, è una minaccia!
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categoria: anche per oggi non si vola, di me e altro, guardo il mondo da un oblò


martedì, 09 dicembre 2008

“BEATI GLI INSENSIBILI ALLA MALINCONIA, QUELLI CHE STANNO BRINDANDO ALLA MIA”

OVVERO: DI ARMONICHE, CANZONI ED ALTRE AMENITA’


Non sono morta, non mi sono persa in mirabolanti avventure, semplicemente la mia connessione internet si adegua all’andazzo generale della nostra assolata galera patria ed è entrata in sciopero. Bene.
Quindi approfitto di un momento in cui il mio inutile fornitore di adsl pare abbia deciso di collaborare, per rendervi edotti su alcune essenziali riflessioni che ho condotto appositamente per l’umanità intera.

Dopo approfondite ricerche e sperimentazioni, oggi ho deciso di pontificare mettendo nero su bianco una cosa di cui ho preso coscienza. Perché è di grande interesse prendere consapevolezza di cose di fondamentale importanza e renderle note scarabocchiando sulle pagine virtuali di un blog.
Del tipo, oggi ho capito che lo strumento musicale che in assoluto più favorisce quella sensazione di nodo alla gola, comunemente chiamato magone – signori e signore – è: l’armonica a bocca.

Fondamentale.
 
L’armonica a bocca sa di cose che finiscono.
Racconta di melanconie, di angosce, di nostalgie, di tristezze, di inadeguatezze di incomunicabilità, di incapacità; di cose cieche, sorde, mute: autistiche.

Ammé mi piace tanto, l’armonica, a me mi.

E’ uno strumento a senso unico, perché al contrario di ogni qualsivoglia altro strumento che, a seconda del modo in cui viene suonato, può provocare sensazioni di gioia o di tristezza. L’armonica lei no, o almeno non mi viene in mente nessuna canzone con armonica annessa che trasudi gaiezza e giocondità.
Niente di meglio per titillare le zone più sensibili del proprio masochismo con un’ottima melodia di armonica.
Ma veniamo ad alcuni esempi pratici che possano supportare questa mia teoria.

Bob Dylan - “The Times They Are A-Changin'”
Scelta che non ha niente a che vedere con gli scenari sociali o politici trattati dal testo, ma piuttosto a scenari personali e per sua la melodia.
Ché io questa canzone mica la conoscevo.
Poi per caso qualche anno fa, comprai su una di quelle bancarelle da sagra paesana di inizio estate, un cd raccolta dei maggiori successi di Bob. E poi - in una situazione particolare - alle note di questa canzone, ecco le lacrime che sgorgarono incontenibili.
Per fortuna intorno a me ho sempre persone molto sensibili e attente che sanno come confortarmi:
- “che cazzo piangi, deficiente?!”

Francesco De Gregori – “Rimmel”
Boh, cosa c’è da dire su Rimmel? La scelta ricade su questa particolare versione con chitarra voce e armonica solo perché è splendidamente struggente.

Bugo – “Che diritti ho su di te”.
Una delle mie ultime ossessioni musicali dell’ultima ora (solo dopo a Le luci della centrale elettrica, ma quest'ultimo non usa l’armonica per tanto non può essere usato ad esempio per la mia teoria).
Una voce che un po’ ricorda Rino Gaetano, melodie semplici e temi quotidiani, od addirittura stupidi, trattati con paradossale ironia. E poi, il gentile strazio dell’armonica.


Bene, sono riuscita a farvi lacrimare come fontane?
Ottimo. sono riuscita nel mio intento.

Non avete versato nemmeno un atomo di cristallina salinità?
Siete degli abominevoli insensibili. Vi stimo.
lunedì, 03 novembre 2008

*


(IN REALTA’ VOLEVO PARLARE DI QUEL TEMA DELLE ELEMENTARI IN CUI DICEVO CHE LE SIGNORE-BENE VANNO AL CIMITERO PER SFOGGIARE LE PELLICCE)


Qualche giorno fa, mi è capitato di mangiare una Barretta Kinder ed era effettivamente un bel po’ di tempo che non lo facevo. Ero lì che la centellinavo nel modo tipico che mi porto appresso sin da quando ero bambina; vale a dire distaccando con i denti dapprima la parte di copertura al cioccolato al latte, per poi lasciarmi naufragare singolarmente a quella di solo cioccolato bianco. Una fine operazione chirurgica – insomma – che può richiedere svariati minuti, più di quanto in realtà deliziarsi con questo snack richiederebbe.
E può accadere che mentre sono lì  a dosare con parsimonia l’estasi di voluttuosa golosità, possa anche scivolare sulla guancia un rivolo di una qual certa cristallina umidità salina, sgorgante dal condotto lacrimale e terminante all’angolo delle labbra.
No, non è segno di una incontrollabile ed esuberante libidine.
Ma è qualcosa di altrettanto sottile ed ingestibile: il ricordo.
E non c’è nulla da fare, perché io ho legato indissolubilmente questa delizia di cacao e latte al ricordo di mia nonna. L’altra. La nonna che è mancata qualche anno fa’.
Che poi, a dirla tutta, ci sono dolci molto più buoni delle barrette kinder e che, in vero, preferisco il salato al dolce. Ma mica lo decidiamo noi a quale oggetto, odore o cibo appiccicare un ricordo. E’ così - e ce ne dobbiamo stare.
Fatto stà che lei è stata la fornitrice ufficiale di barrette kinder della mia infanzia.
Quando andavo a casa sua a trovarla e prima di andare via mi metteva tra le mani una confezione
O quando bofonchiava con fare cospiratorio con mia madre e le passava la confezione sottobanco come fosse stata merce di contrabbando affinché io non la vedessi.
Le sue mani ossute, consumate e rugose la cui vista suscitava in me solo tutta la rispettabilità dovuta a chi quelle mani non le aveva usate solo per farsi aria.
Quando la prendevo bonariamente in giro perché anche in piena estate lei portava sempre con se una giacchetta di lana e lei controbatteva sorridendo: “Pani e panni sono buoni compagni”.
La sua composta e discreta eleganza che non si esprimeva tanto nel vestire quanto semplicemente nell’umile dignità del suo esistere.
Quando poi invece la malattia e la sofferenza inevitabilmente si portano via un po’ di quella dignità.

Ieri è stato il giorno dei morti. Oddio, detto così fa venire in mente le immagini che la filmografia horror ormai ci ha inculcato nel cervellino: zombie con le braccia distese in avanti che, con il loro incedere traballante, si prendono la loro rivincita sui viventi.
Meglio dire Il giorno della commemorazione dei defunti (come la maestra delle elementari teneva a sottolineare)
Perché le parole sono tutto.
Giorno. Commemorazione. Defunti.

Niente, pensavo al fatto che il costo delle barrette kinder non aumenta durante il periodo di queste “feste” – al contrario di fiori e ceri. Ma pensavo anche al fatto che mica tutti si possono permettere di commemorare con una barretta kinder.



* Il comitato promotore “A noi ci piacciono i titoli lunghi alla Lina Wertmüller (inventato testé per l'occasione) invia formale domanda al Dott. Splinder per la richiesta di un maggior numero di caratteri a disposizione per i titoli dei post.
Si ringrazia anticipatamente per l’attenzione, cordiali saluti.
Il Comitato
venerdì, 31 ottobre 2008

"ACQUA CHE SPACCA IL MONTE CHE AFFONDA TERRA E PONTE"





"acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti"

"ma l'amore ha l'amore come solo argomento
e il tumulto del cielo ha sbagliato momento"

"e il lenzuolo si gonfia sul cavo dell'onda
e la lotta si fa scivolosa e profonda"

"oltre il muro dei vetri si risveglia la vita
che si prende per mano
a battaglia finita
come fa questo amore che dall'ansia di perdersi
ha avuto in un giorno la certezza di aversi"
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categoria: di me e altro, d amore e di altre sciocchezze, mannaggia alla musica, niuno intento


mercoledì, 01 ottobre 2008

LA STAGIONE DELL’ACITILSALICILICO VIENE E VA

Odio l’inverno.
Come? Non siamo ancora in inverno?!
Per me quando le temperature scendono sotto i 20 gradi centigradi, è pieno inverno. Oh.

In primo luogo perché sono una gran freddolosa e poi perché inevitabilmente con l’inverno per me si apre la stagione delle Aspirine, di Mucosolvon, di sciroppi Ribexen, caramelle Iodosan gola, di scorte di fazzoletti di carta in confezione da dieci comodamente trasportabili nella borsetta. Insomma, una gran gioia.

Ciò nonostante però sono anche un bel animale pieno di contraddizioni per cui non mi rassegno all’idea che “Eh, signora mia non ci sono più le mezze stagioni!”  e persevero a vestirmi leggera, troppo leggera. Quindi, anche se è una bella giornata di sole, farsi scarozzare in moto senza nemmeno uno straccio di giacca non è cosa né buona né giusta, ma tant’é.

Ora, visto che è appena iniziata la stagione in cui io me ne andrei volentieri in letargo, ma non si può perché sono sì un animale ma non quello giusto per questa mia naturale inclinazione, ho appena rinnovato il mio abbonamento stagionale all’acetilsalicilico.

Buona stagione dell'acetilsalicilico a tutti.

P.S. Tutto ciò però non è niente di sconcertante, è ordinaria amministrazione. La cosa che invece mi inquieta di più è che dopo aver sentito questa cosa qui ho incominciato a rivalutare Mango.
mercoledì, 20 agosto 2008

"MA IL MATERASSO, IL MATERASSO, IL MATERASSO E' IL MASSIMO CHE C'E'"



Sono tornata!

In realtà sono tornata già da una settimana.

Ci sarebbero un sacco di cose da dire, ma anche no, e poi non so da che parte incominciare perché sono mentalmente ancora in vacanza, quando invece tutti gli indizi dovrebbero suggerirmi di sentirmi disoccupata.

Bene.
Dopo un viaggio on the road, un sacco di chilometri macinati e difficoltose dormite per terra, l’unica importante e fondamentale riflessione che mi sento di lasciare qua sopra è la seguente:

il materasso è l’invenzione più geniale che uomo abbia mai concepito!

Ave a tutti.
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categoria: di me e altro, vita s-vissuta, scoperta dell acqua calda, guardo il mondo da un oblò


martedì, 29 luglio 2008

"LO DICEVA NERUDA CHE DI GIORNO SI SUDA (ma la notte no) RISPONDEVA PICASSO IO DI GIORNO MI SCASSO"*



Mi sembrava brutto lasciare questo scarno spazietto virtuale così totalmente in balia dell’abbandono estivo, così mi sono decisa a fare un breve riassunto delle cose che volevo dire. Il risultato potrebbe essere un bel minestrone, che con il caldo, ne convengo, rischia di risultare un po’ pesante, ma spero così non sia, o miei sparuti e sopravissuti lettori. In tal caso comunque esiste sempre il salvifico Alka Seltzer.
Il mio stage è quasi giunto al termine e vedendo venir meno le possibilità di far parte della squadra lavorativa, a causa di alcune instabili vicissitudini aziendali (alle quali, tra sindacati e dirigenze, mi sto appassionando più che alla serie di Lost) che stanno facendo tremare alcuni degli stessi dipendenti ignari del fatto di veder o meno riconfermato il proprio contratto in scadenza, io mi adeguo senza troppe difficoltà all’andazzo generale del accidioso ritmo estivo. Per cui l’evento di eccezionale portata della settimana è il venerdì, non tanto per il gusto del preludio del fine settimana, quanto per la pubblicazione  su YouTube di un nuovo episodio di Italian Spiderman (metto il link al trailer ma sarebbe consigliato vedersi tutti e dieci gli episodi pubblicati sino ad oggi. In vero è consigliato solo a coloro che nutrono un amore verso il trash studiato, lo stile anni ’70, in particolare i film polizieschi anni ’70, le musiche, nonché una buona dose di ironia.)

Ho avuto modo di apprendere cose nuove: l’ospedale è il regno incontrastato delle Crocs. Crocs ai piedi delle infermiere, dei dottori, degli anestesisti, dei pazienti, dei parenti. Tutti quanti coi gommoni colorati ai piedi!
Ora, io nutro un certo disamore verso questa tipologia di scarpa o ciabatta che dir si voglia.
Per contro due ominidi della mia vita a me molto cari si sono comprati le Crocs, sebbene quelle tarocche meno costose e di un sobrio color blu scuro. Premedito di dargli fuoco nel giardino, la puzza di copertone bruciato potrebbe attirare l’attenzione dei vicini che chiameranno la polizia e credendomi Rom (a dispetto del fatto che le mie sembianze fisiche non siano per nulla accomunabili ai Rom ma tutt’al più, visti i miei colori, ad una qualsiasi popolazione slava – e ormai vista la sempre maggiore equazione: popoli slavi = Rom, verrò arrestata e catalogata con le mie belle impronte digitali.

Parliamo invece dell’approvazione cosiddetto Lodo Alfano. Anzi, dobbiamo proprio parlarne?!
Allora facciamo così, io sottoscrivo la battuta di Luttazzi a riguardo:

Berlusconi: «Il lodo Alfano non è ad personam, è per tutti i cittadini che fanno il presidente del consiglio»
E così chiudo l’argomento.

Ci sarebbe da poi da parlare dei fatti del G8 di Genova. All’epoca dei fatti io non avevo partecipato alle manifestazioni, ottusamente occupata com’ero a pensare al mio piccolo mondo fatto di dubbi sulle mie prossime possibilità esistenziali e ad arrovellarmi sul come e sul perché la persona della quale mi ero invaghita non mi cagava manco di striscio.
Fatto stà però che in quei afosi giorni del luglio 2001 non riuscivo più a schiodarmi dalla tv per seguire quel delirio che stava accadendo a non troppi chilometri da casa mia. Più guardavo e più non capivo. In seguito ho poi avuto modo di approfondire l’argomento, ho letto tutto ciò che si poteva leggere, ho guardato tutto ciò che si poteva visionare, ho parlato con persone che avevano partecipato come manifestanti e con chi invece era lì per lavoro, con una telecamera o un microfono in mano. Ed ora con queste sentenze approssimative  che cadranno in prescrizione l’anno prossimo, continuo a non capire.

Ma sopra ogni altra cosa due interrogativi fondamentali arrovellano la mia mia esistenza:
- vorrei capire qual è il tormentone estivo musicale di quest’anno, perché nel caso fosse “Non ti scordar mai di me” di Giusy Ferreri (lo deduco dal fatto che siffatta canzone mi ha già ampiamente scassato le ovaie e scusate il lirismo) io ho sempre pensato, a quanto pare erroneamente, che il tormentone estivo dovesse avere attingere ad armonie allegre e leggere. Si conferma ancora una volta l’ipotesi che io non capisco un tubo.
- Vorrei inoltre capire qual è la moda estiva del momento, perché vedo gente combinata in tutti i modi ma non riesco ad individuare la tendenza predominante. Anzi se voi colti, acuti, osservatori, lettori l’avete individuata illuminatemi dal buio della mia ignoranza.

Bene, io mi congederei. Mi sembra di aver scritto abbastanza belinate** e mi ritengo soddisfatta.

Ci si rilegge magari a breve o magari più in la nel tempo. Vedremo
Buone cose. (Che non vuol dire nulla, ma ci sta bene!)


* il titolo del post è del tutto immotivato e random, del resto come il resto del post e immagine. Si ringraziano le mie capacità cerebrali ormai del tutto compromesse.

**"belinate", ovvero = cazzate, detto nel dialetto autoctono.

lunedì, 23 giugno 2008

CHE COSA C'E'? C'E' CHE M'E' VENUTA UNA PARESI FACCIALE

Sorrido.
Non so bene se ci sia un motivo preciso, una sensazione, questo sì.
E’ giugno e, dopo la stagione delle piogge fuori stagione, quattro giorni consecutivi di sole sembrano un miracolo - e sorrido.
La gente che fino all’altro giorno si lamentava del maltempo ora già si lamenta per il caldo; impreca contro il governo, il caro petrolio, il caro euro, il caro estinto, il caro amico ti scrivo, le mezze stagioni mancanti e sorrido.
Sorrido, frugando tra pensieri sornioni e sconnessi senza cercarvi un nesso, un significato. Non mi faccio domande, non cerco risposte, non tento di inquadrare le cose in definizioni che risultano essere sempre un po’ limitanti.
Inaspettatamente godo della mancanza di termini esatti per definire.
Inaspettatamente non ne ho bisogno.
Inaspettatamente godo delle sfumature, senza recriminazioni.
Inaspettatamente.
L’inquietudine, l’insoddisfazione, l’intransigenza sono state scalciate un po’ più in là dalla naturalezza delle cose.
E’ un po’ la sensazione di una mattina presto in estate, l’aria è ancora frizzante dalla notte ma il sole, appena sorto, emana già tutta la sua potenza.
Calore.
Non si chiede una promessa al sole, non gli si chiede di esserci anche domani. Ti godi il calore, l’esplosione di serotonina, l’amorevolezza dei suoi raggi – oggi.
Così.
Non si chiedono promesse ad uno sguardo azzurro. Non servono garanzie quando ci si fonde nel attimo, la sensazione è quella illogica e stupida di infinito. Sta già tutto nell’attimo, che oblìa passato, presente, futuro e nel contempo li ricrea in una nuova coniugazione ad hoc. La felicità ottusa dell’istante, che prolunga nel ricordo il suo ologramma.
Esiste altra forma di felicità se non nell’istante?
Sebbene il calendario informi dell’avvento della tanto attesa estate, in realtà è arrivata la Primavera. Erano troppe primavere che non sentivo la Primavera e non ricordavo che fosse così.
Sorrido.
Ed è tutto così mortalmente semplice e bello che a parlarne si scade nella banalità.



“Primavera non bussa, lei entra sicura
come il fumo lei penetra ogni fessura
ha le labbra di carne i capelli di grano
che paura, che voglia che ti prenda per mano
che paura, che voglia che ti porti lontano.”

(Un Chimico - Fabrizio De André)

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