Interno – sera.
Venerdì.
Ora di punta del rientro alle proprie magioni.
Autobus. Condensato babelico di stanchezza, sonno, movenze consolidate, volti marcati da trucco e occhiaie, sudore, deodoranti scadenti, buste della spesa, cellulari sonanti, ventiquattrore, tic incontrollati e princìpi di tristezza infondo all’anima.
Il Dio dei posti liberi, questa volta, è magnanimo con me. Un sedile singolo accanto alla porta mi strizza l’occhio e nemmeno l’ombra di tiranniche vecchiette all’aroma di naftalina, alle quali doverlo cedere con malcelato sorriso di circostanza.
Si avvicinano. Si baciano. Si separano.
Ripetutamente.
Meccanicamente.
Brevissimi e collaudati schiocchi di labbra che si congiungono.
Un’abitudine che sigillar si vuole, un poco più da presso...
Un apostrofo roso messo tra le parole “ti” e “consumo”.

Caro Lou,
io lo so che nel profondo del tuo cuoricino anche tu brami la mia conoscenza – lo so, avverto le vibrazioni.
Domenica tu eri ad Arezzo ed io dovevo essistere al tuo concerto, ma gli avversi numi han fatto sì ch’io non sia potuta recarmi da te, o mio amato.
Domani, martedì, sarai a Milano. Ma mio diletto Lou: non credi sia un po’ eccessivo mettere una così alta condizione al nostro incontro? Voglio dire, 28/35 euro possono davvero valere il prezzo della nostra reciproca bramosia? Sùvvia...
Mercoledì, invece sarai a Torino con un esibizione totalmente aggratis. Ed ecco che quando io già vedevo coronato il mio sogno di vederti, il destino mi è nuovamente avverso, perché purtroppo avere amici pigri e deficienti di cultura musicale fanno sì che la location suddetta sia per loro troppo lontana e tu - sacro Lou Reed - un semplice nome che si presta alla facile assonanza con la parola “lurido”, ma soprattutto un personaggio a loro del tutto sconosciuto – ergo: nessuno di loro è incline a deliziarmi della propria compagnia.
Carissimo, non sia che questa loro mancanza di rispetto nei tuoi confronti ti sconcerti. Non ti curar di loro, sono nient’altro che miseri mentecatti.
Ordunque, tu potresti anche dirmi di fregarmene della triste compagine amicale che mi sono – ahimé – scelta e recarmi da sola nel cammino della tua conoscenza.
Hai ragione Lou, ma l’idea di dover albergare, dopo il concerto, di notte, da sola, in quel di TorinoPortaNuova per aspettare un treno (nel migliore dei casi, alle cinque del mattino) che mi riporti ai miei lidi natii, suppongo che non sia poi una trovata intelligentissima.
Va bene che io sono untouchable&unbreackble e i brutti ceffi bazzicanti per le stazioni ammémi fanno una pippa, ma insomma, si, ecco, magari, tutta la mia infinita potenza la metto alla prova un’altra volta...eh Lou? Che ne dici?
Cosa dire, sembra proprio che questa conoscenza non s’abbia da fare. E io mi contorco di rammarico e mi annichilisce questo mancato incontro, ma un ideuzza mi sarebbe anche balenata per la mente:
Lou, non è che verresti a farmi un concertino, in intimità, sotto casa?
Mi accontento anche di una semplice esibizione chitarra&voce, eh?!
Dai su, TI ASPETTO!
Tua, Effe.
Pensavo di poter sorvolare tranquillamente sull’annosa questione dei lucchetti di Ponte Milvio e sul demiurgo di tale faccenda: Federico Moccia, tuttavia se la lucchetto mania approda anche dalle mie parti non posso far finta di ignorarlo – il dovere di blogger mi chiama.
Comunque.
Non si tratta di una mera questione di regionalismo ma piuttosto perché stravolge principi antropologici e sociologici insiti nel popolo ligure (ma non solo), mica da poco.
E’ la moccizzazione della sfera affettiva.
Io rivendico la sana introversione ligure, la tirchieria nell’espressione dei sentimenti, il rifuggire dai superlativi assoluti e quella mancanza di categoricità perentoria così ben riassunta nell’espressione dialettale “manimàn”*.
Un innamorato ligure non potrebbe mai scrivere la boriosa frase “Io e te, tre metri sopra il cielo”.
Al più partorirebbe un più romantico ed enfatico: “Io e te
E men che meno spenderebbe soldi per un insensato lucchetto.
Tra l’altro la lucchetto mania naviga anche su Internet, in particolare un sito:
“Inviaci il tuo commento con il messaggio dedicato alla persona amata ( meglio ancora se specificato anche il paese o la città) e noi lo trasformeremo in lucchetto, nel TUO lucchetto dell’Amore . Semplice no!??”
Troppo semplice, direi.
E a giudicare dai commenti presenti, l’iniziativa non ha avuto un gran successo.
Ma tutto ciò mi porta inoltre ad ulteriori riflessioni sul binomio amore – lucchetto.
Perché se penso ad un lucchetto a me viene in mente la bici da chiudere ad un palo.
“Chi poi impone alla sposa soave di castità la cintura, ahimè, è grave, in battaglia può correre il rischio di perder la chiave.”
Ricordate, no, Superfantozzi?! Quando lui, tornato dalle Crociate con istinti animaleschi da soddisfare, si fionda sulla Pina e - SDANG si scontra con la metallica e tragica realtà. Si reca quindi dal ingegner Filini, il fabbro nonché possessore di tutte le copie di chiavi delle varie cinture di castità, nell’impresa impossibile di ritrovare la sua.
Ecco.
Ora, sarò io quella deviata, quella distaccata e poco romantica, quella ligure, è possibile, ma io tutti 'sti lucchetti glieli appenderei ai lobi come piercing: quello si, che sarebbe un vero gesto d’amore:
Quindi innamorati d’Italia ricordate due cose: il dio delle città e dell’immensità vi fulminerà per i vostri lucchetti, ma quello dei ferramenta vi sarà eternamente grato.
*espressione intraducibile letteralmente, ma equiparabile all'italiano "non si sa mai".
Ci sono soliti operai voraci e veloci, qualche vecchietto sordo come una campana, un matto dagli occhi furenti che parla e ride da solo, qualche rappresentante di commercio che, tra una telefonata e una smanettata al piccì portatile, riesce anche a trangugiare qualcosa, e infine c’è LUI.
LUI.
LUI arriva, si siede al suo tavolo, ordina la sua acqua e il suo quartino di vino e - con ammirevole caparbietà - per tutto il tempo in cui io gli elenco il menù del giorno, non fa altro che fissarmi le tette.
Insomma, trattasi di quel minimo sindacale di cui madre natura mi ha ingenerosamente dotato, per cui posso permettermi di chiamarle con ‘sì detto nome!
Ma torniamo a LUI.
LUI è un adorabile personcina dall’età imprecisata che si aggira attorno alle 75 e le 85 primavere, senza mai figli e senza più moglie.
Io sono davvero fortunata ad avere un pretendente come lui, perché è un omino simpatico che, nonostante l’età e i consueti acciacchi, ha sempre un fanciullesca voglia di scherzare e uno spiccato sense of umors.
Per esempio, è visceralmente appassionato di doppi sensi.
Proprio non ne può fare a meno, e non si perde occasione di buttare lì la battutina dalle maliziose sfumature.
A onor del vero bisogna dire però, che non scivola mai nella volgarità, anzi, la sua è un’ironia fine, lodevolmente pungente, ma che risulta essere eccessiva per il sarcasmo medio degli svogliati abitanti di un ridente paesino.
Vero è, che gli altri avventori non sembrano quasi mai divertiti dalle sue uscite, bensì piuttosto seccati.
Ed è così che nato il nostro platonico feeling.
Fatto di sintonia cerebrale, vino spillato con amorevole cura, pastasciutte servite con infinita accortezza, mele attentamente selezionate per lui , sguardi complici e mute intese.
Inoltre Lui è anche un uomo di mondo, perché pare sappia il tedesco, e alcune volte si sollazza a parlarmi in questa lingua.
Ma non facciamo i raffinati, perché, visto che né io né gli altri conosciamo il tedesco, trattasi di pure e semplici illazioni senza alcuna riprova.
Ora, finché mi dice: auf wiedersehen, Kartoffen e Wasser, fino a lì ci arrivo, ma come è ben noto, spesso e volentieri le parole che rimangono più impresse di una lingua straniera, non sono esattamente quelle più nobili e auliche, anzi...
Per cui, tant’è, il dubbio rimane!
Tuttavia, meglio il dubbio della tragica realtà di chi, per fare il piacione brillante, ti chiede:
...
-“Potrei dire con grande tranquillità che pressoché qualsiasi cosa è più dolce di me. Visto che io ho raggiunto livelli di acidità che manco lo yogurt agli agrumi di Sicilia, scaduto da due mesi che c’hai nel frigo, arriva a tanto – naturalmente.
Non è proprio quello che rispondo. Anche se non escludo che prima o poi ciò possa accadere.
...
Ma ora non ho più dubbi:
lunga vita al mio vecchietto - vero e indiscusso maestro di corteggiamento - al quale, solamente, continuerò a riservare le mie attenzioni e il mio platonico amore.