La ditta 'Appoggi' è fallita!

Un blog diversamente stabile.
giovedì, 28 maggio 2009

LUI ERA UN UOMO, LEI UNA DONNA. NAAA, NON POTEVA FUNZIONARE




L’altra sera ho visto “Once”.
Sarà colpa della sindrome pre-mestruale, ma io ho pianto dall’inizio alla fine del film.
Lui invece si è addormentato dopo appena quindici minuti.
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categoria: d amore e di altre sciocchezze, mannaggia alla musica, cine-a-mato-grafo


venerdì, 31 ottobre 2008

"ACQUA CHE SPACCA IL MONTE CHE AFFONDA TERRA E PONTE"





"acqua di spilli fitti dal cielo e dai soffitti"

"ma l'amore ha l'amore come solo argomento
e il tumulto del cielo ha sbagliato momento"

"e il lenzuolo si gonfia sul cavo dell'onda
e la lotta si fa scivolosa e profonda"

"oltre il muro dei vetri si risveglia la vita
che si prende per mano
a battaglia finita
come fa questo amore che dall'ansia di perdersi
ha avuto in un giorno la certezza di aversi"
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categoria: di me e altro, d amore e di altre sciocchezze, mannaggia alla musica, niuno intento


lunedì, 23 giugno 2008

CHE COSA C'E'? C'E' CHE M'E' VENUTA UNA PARESI FACCIALE

Sorrido.
Non so bene se ci sia un motivo preciso, una sensazione, questo sì.
E’ giugno e, dopo la stagione delle piogge fuori stagione, quattro giorni consecutivi di sole sembrano un miracolo - e sorrido.
La gente che fino all’altro giorno si lamentava del maltempo ora già si lamenta per il caldo; impreca contro il governo, il caro petrolio, il caro euro, il caro estinto, il caro amico ti scrivo, le mezze stagioni mancanti e sorrido.
Sorrido, frugando tra pensieri sornioni e sconnessi senza cercarvi un nesso, un significato. Non mi faccio domande, non cerco risposte, non tento di inquadrare le cose in definizioni che risultano essere sempre un po’ limitanti.
Inaspettatamente godo della mancanza di termini esatti per definire.
Inaspettatamente non ne ho bisogno.
Inaspettatamente godo delle sfumature, senza recriminazioni.
Inaspettatamente.
L’inquietudine, l’insoddisfazione, l’intransigenza sono state scalciate un po’ più in là dalla naturalezza delle cose.
E’ un po’ la sensazione di una mattina presto in estate, l’aria è ancora frizzante dalla notte ma il sole, appena sorto, emana già tutta la sua potenza.
Calore.
Non si chiede una promessa al sole, non gli si chiede di esserci anche domani. Ti godi il calore, l’esplosione di serotonina, l’amorevolezza dei suoi raggi – oggi.
Così.
Non si chiedono promesse ad uno sguardo azzurro. Non servono garanzie quando ci si fonde nel attimo, la sensazione è quella illogica e stupida di infinito. Sta già tutto nell’attimo, che oblìa passato, presente, futuro e nel contempo li ricrea in una nuova coniugazione ad hoc. La felicità ottusa dell’istante, che prolunga nel ricordo il suo ologramma.
Esiste altra forma di felicità se non nell’istante?
Sebbene il calendario informi dell’avvento della tanto attesa estate, in realtà è arrivata la Primavera. Erano troppe primavere che non sentivo la Primavera e non ricordavo che fosse così.
Sorrido.
Ed è tutto così mortalmente semplice e bello che a parlarne si scade nella banalità.



“Primavera non bussa, lei entra sicura
come il fumo lei penetra ogni fessura
ha le labbra di carne i capelli di grano
che paura, che voglia che ti prenda per mano
che paura, che voglia che ti porti lontano.”

(Un Chimico - Fabrizio De André)

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categoria: di me e altro, d amore e di altre sciocchezze, niuno intento


lunedì, 11 febbraio 2008

BÉSAME, BÉSAME MUCHO

Interno – sera.
Venerdì.

Ora di punta del rientro alle proprie magioni.

Autobus. Condensato babelico di stanchezza, sonno, movenze consolidate, volti marcati da trucco e occhiaie, sudore, deodoranti scadenti, buste della spesa, cellulari sonanti, ventiquattrore, tic incontrollati e princìpi di tristezza infondo all’anima.

Il Dio dei posti liberi, questa volta, è magnanimo con me. Un sedile singolo accanto alla porta mi strizza l’occhio e nemmeno l’ombra di tiranniche vecchiette all’aroma di naftalina, alle quali doverlo cedere con malcelato sorriso di circostanza.

La gente sale, la gente scende. Come in un rabberciato ballo di gruppo.

Una coppia, un ragazzo ed una ragazza, rimane in piedi di fronte a me. Posti a sedere finiti.
Si avvicinano. Si baciano. Si separano.
Ripetutamente.
Meccanicamente.

Brevissimi e collaudati schiocchi di labbra che si congiungono.

Si baciano: con lo stesso ostinato ripetersi e svogliato trasporto con cui il ragazzo adocchia il cellulare, tirato fuori dal suo bel marsupio con la bandierina della Norvegia, posto giusto all’altezza dell’altro (presupposto) naturale marsupio.

Ma che cos'è poi un bacio?

Un’abitudine che sigillar si vuole, un poco più da presso...

Un apostrofo roso messo tra le parole “ti” e “consumo”.


*Aggiornamento idiota
Per completezza (delle mie sinapsi balorde), continua la Sag(r)a della punteggiatura.
L'ho già detto, vero, che adoro perdere tempo in cose di inestimabile inutilità?!

apostrofo rosa
lunedì, 09 luglio 2007

LOU, IN VERITA' IO VOLEVO ESSERCI


Caro Lou,

io lo so che nel profondo del tuo cuoricino anche tu brami la mia conoscenza – lo so, avverto le vibrazioni.
Domenica tu eri ad Arezzo ed io dovevo essistere al tuo concerto, ma gli avversi numi  han fatto sì ch’io non sia potuta recarmi da te, o mio amato.

Domani, martedì, sarai a Milano. Ma mio diletto Lou: non credi sia un po’ eccessivo mettere una così alta condizione al nostro incontro? Voglio dire, 28/35 euro possono davvero valere il prezzo della nostra reciproca bramosia? Sùvvia...

Mercoledì, invece sarai a Torino con un esibizione totalmente aggratis. Ed ecco che quando io già vedevo coronato il mio sogno di vederti, il destino mi è nuovamente avverso, perché purtroppo avere amici pigri e deficienti di cultura musicale fanno sì che la location suddetta sia per loro troppo lontana e tu - sacro Lou Reed - un semplice nome che si presta alla facile assonanza con la parola “lurido”, ma soprattutto un personaggio a loro del tutto sconosciuto – ergo: nessuno di loro è incline a deliziarmi della propria compagnia.

Carissimo, non sia che questa loro mancanza di rispetto nei tuoi confronti ti sconcerti. Non ti curar di loro, sono nient’altro che miseri mentecatti.

Ordunque, tu potresti anche dirmi di fregarmene della triste compagine amicale che mi sono – ahimé – scelta e recarmi da sola nel cammino della tua conoscenza.
Hai ragione Lou, ma l’idea di dover albergare, dopo il concerto, di notte, da sola, in quel di TorinoPortaNuova per aspettare un treno (nel migliore dei casi, alle cinque del mattino) che mi riporti ai miei lidi natii, suppongo che non sia poi una trovata intelligentissima.
Va bene che io sono untouchable&unbreackble e i brutti ceffi bazzicanti per le stazioni ammémi fanno una pippa
, ma insomma, si, ecco, magari, tutta la mia infinita potenza la metto alla prova un’altra volta...eh Lou? Che ne dici?

Cosa dire, sembra proprio che questa conoscenza non s’abbia da fare. E io mi contorco di rammarico e mi annichilisce questo mancato incontro, ma un ideuzza mi sarebbe anche balenata per la mente:

Lou, non è che verresti a farmi un concertino, in intimità, sotto casa?

Mi accontento anche di una semplice esibizione chitarra&voce, eh?!
Dai su, TI ASPETTO!

Tua, Effe.

giovedì, 26 aprile 2007

HO VOGLIA DI Tè (ALLA CICUTA)

muretto alassio lucchettato2Pensavo di poter sorvolare tranquillamente sull’annosa questione dei lucchetti di Ponte Milvio e sul demiurgo di tale faccenda: Federico Moccia, tuttavia se la lucchetto mania approda anche dalle mie parti non posso far finta di ignorarlo – il dovere di blogger mi chiama.

I lucchetti dell’amore approdano sul celebre(?) muretto di Alassio,  che per la raffigurazione de “des amoureux” di Peynet e una scultura in bronzo di non so chi, che rappresenta due giovani seduti e abbracciati sul muretto, da tempo è diventato la mielosa mecca dei giovani innamorati.

Lo dice – stranamente – il tg, questa volta quello regionale. Non posso mettervi le prove di quanto affermo perché il tg3 regionale pare non abbia un sito, quindi fidatevi sulla parola. 

[Per la cronaca Alassio non è per nulla dalle mie parti, ma insomma, sempre Liguria è.]

Comunque.
Non si tratta di una mera questione di regionalismo ma piuttosto perché stravolge principi antropologici e sociologici insiti nel popolo ligure (ma non solo), mica da poco.

 
E’ la moccizzazione della sfera affettiva.

 
Io rivendico la sana introversione ligure, la tirchieria nell’espressione dei sentimenti, il rifuggire dai superlativi assoluti e quella mancanza di categoricità perentoria così ben riassunta nell’espressione dialettale “manimàn”*.

Un innamorato ligure non potrebbe mai scrivere la boriosa frase “Io e te, tre metri sopra il cielo”.
Al più partorirebbe un più romantico ed enfatico: “Io e te 3 centimetri sopra il basilico
E men che meno spenderebbe soldi per un insensato lucchetto.

 
Tra l’altro la lucchetto mania naviga anche su Internet, in particolare un sito:

“Inviaci il tuo commento con il messaggio dedicato alla persona amata  ( meglio ancora se specificato anche il paese o la città) e noi lo trasformeremo in lucchetto, nel TUO lucchetto dell’Amore . Semplice no!??”

 
Troppo semplice, direi.
E a giudicare dai commenti presenti, l’iniziativa non ha avuto un gran successo.

 
Ma tutto ciò mi porta inoltre ad ulteriori riflessioni sul binomio amore – lucchetto.

Perché se penso ad un lucchetto a me viene in mente la bici da chiudere ad un palo.

Perché l'idea dell’amore attraverso un lucchetto mi fa visualizzare l’immagine inquietante del poliziotto che serra una manetta al polso del reo e l’atra al suo.  

Perché la metafora dell’amore attraverso un lucchetto mi porta altresì ad un ardito parallelo storico, quando nel medioevo i soldati che partivano per la guerra facevano indossare la cintura di castità alle loro amate.

 
“Chi poi impone alla sposa soave di castità la cintura, ahimè, è grave, in battaglia può correre il rischio di perder la chiave.” 


Scriveva Fabrizio De Andrè in coppia con Paolo Villaggio, che ha poi egregiamente trasportato in un episodio della saga Fantozziana.

Ricordate, no, Superfantozzi?! Quando lui, tornato dalle Crociate con istinti animaleschi da soddisfare, si fionda sulla Pina e - SDANG  si scontra con la metallica e tragica realtà. Si reca quindi dal ingegner Filini, il fabbro nonché possessore di tutte le copie di chiavi delle varie cinture di castità, nell’impresa impossibile di ritrovare la sua.

Ecco.

 
Ora, sarò io quella deviata, quella distaccata e poco romantica, quella ligure, è possibile, ma io tutti 'sti lucchetti glieli appenderei ai lobi come piercing: quello si, che sarebbe un vero gesto d’amore:

lobi allungati e strascicanti a terra dal peso dell’amore.

 
Quindi innamorati d’Italia ricordate due cose: il dio delle città e dell’immensità vi fulminerà per i vostri lucchetti, ma quello dei ferramenta vi sarà eternamente grato.

 
Ora fate pure i vostri conti.


*espressione intraducibile letteralmente, ma equiparabile all'italiano "non si sa mai".

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categoria: si salvi chi può, e pensare che c era il pensiero, d amore e di altre sciocchezze


martedì, 27 marzo 2007

TRA UN BICCHIERE DI VINO E UNA PASTA AL PEPERONCINO, QUESTO AMORE NASCERA'

Qualche volta - sempre più raramente, per fortuna - mi capita di dare una mano al ristorante di famiglia ove mi adopero ad interpretare il ruolo di cameriera.

Tra gli abituali avventori della trattoria, c’è una moltitudine umana varia ed eterogenea.
Ci sono soliti operai voraci e veloci, qualche vecchietto sordo come una campana, un matto dagli occhi furenti che parla e ride da solo, qualche rappresentante di commercio che, tra una telefonata e una smanettata al piccì portatile, riesce anche a trangugiare qualcosa, e infine c’è LUI.

 
LUI.

 ...

LUI arriva, si siede al suo tavolo, ordina la sua acqua e il suo quartino di vino e - con ammirevole caparbietà - per tutto il tempo in cui io gli elenco il menù del giorno, non fa altro che fissarmi le tette.

Ora, tette! Neanche avessi tutta l’opulenza della Ferrilli...
Insomma, trattasi di quel minimo sindacale di cui madre natura mi ha ingenerosamente dotato, per cui posso permettermi di chiamarle con ‘sì detto nome!

 
Ma torniamo a LUI.

 
LUI è un adorabile personcina dall’età imprecisata che si aggira attorno alle 75 e le 85 primavere, senza mai figli e senza più moglie.

Io sono davvero fortunata ad avere un pretendente come lui, perché è un omino simpatico che, nonostante l’età e i consueti acciacchi, ha sempre un fanciullesca voglia di scherzare e uno spiccato sense of umors.

Per esempio, è visceralmente appassionato di doppi sensi.

Proprio non ne può fare a meno, e non si perde occasione di buttare lì la battutina dalle maliziose sfumature.

A onor del vero bisogna dire però, che non scivola mai nella volgarità, anzi, la sua è un’ironia fine, lodevolmente pungente, ma che risulta essere eccessiva per il sarcasmo medio degli svogliati abitanti di un ridente paesino.
Vero è, che gli altri avventori non sembrano quasi mai divertiti dalle sue uscite, bensì piuttosto seccati.

A Lui però non importa, perché gli basta il sorriso divertito della sottoscritta per compiacersi.

Perché io proprio non posso fare a meno di rallegrarmi di cotanto spirito e giocondità di quel vecchino.

Ed è così che nato il nostro platonico feeling.
Fatto di sintonia cerebrale, vino spillato con amorevole cura, pastasciutte servite con infinita accortezza, mele attentamente selezionate per lui , sguardi complici e mute intese.  


Inoltre Lui è anche un uomo di mondo, perché pare sappia il tedesco, e alcune volte si sollazza a parlarmi in questa lingua.

E lì - devo ammettere - qualche dubbio sull’innocenza delle sue parole, ogni tanto si insinua.

Ma non facciamo i raffinati, perché, visto che né io né gli altri conosciamo il tedesco, trattasi di pure e semplici illazioni senza alcuna riprova.

Ora, finché mi dice: auf wiedersehen, Kartoffen e Wasser, fino a lì ci arrivo, ma come è ben noto, spesso e volentieri le parole che rimangono più impresse di una lingua straniera, non sono esattamente quelle più nobili e auliche, anzi...

Per cui, tant’è, il dubbio rimane!  


Tuttavia, meglio il dubbio della tragica realtà di chi, per fare il  piacione brillante, ti chiede:

 -“Cosa c’è di dolce? A parte te – naturalmente!”

...
 

-“Potrei dire con grande tranquillità che pressoché qualsiasi cosa è più dolce di me. Visto che io ho raggiunto livelli di acidità che manco lo yogurt agli agrumi di Sicilia, scaduto da due mesi che c’hai nel frigo, arriva a tanto – naturalmente.

Vabbe'.
Non è proprio quello che rispondo. Anche se non escludo che prima o poi ciò possa accadere.

Di solito, mi limito a deglutire, sfoderare una paresi di sorriso ed elencare i vari dessert - naturalmente.

...

Ma ora non ho più dubbi:

lunga vita al mio vecchietto - vero e indiscusso maestro di corteggiamento - al quale, solamente, continuerò a riservare le mie attenzioni e il mio platonico amore.

postato da Effe10 alle ore 00:38 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
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