
No, ma ammé quest’anno il Festival di Sanremo piace. L’ho trovato interessante.
No, davvero, eh!
Tecnicamente parlando, intendo.
Belle canzoni, motivetti accattivanti, testi brillanti e acuti, volti freschi, artisti talentuosi, siparietti esilaranti, ritmi incalzanti, rutilanti colpi di scena, ricchi premi e cotillons.
Riassumendo:
8+ (al ballerino biondo riccioluto.)
*Aggiornamento: (si, c'ho preso gusto)
No, niente, alla fine è successo che l'ho rivalutato per davvero Sanremo.
Lodi a Giua (che non avevo ancora sentito), anche solo per il titolo della sua canzone. Di una squisita, ironica ambiguità:
"Tanto non vengo" canta: Giua, dirige l'orchestra: Ilfantomaticopunto G
Interno – sera.
Venerdì.
Ora di punta del rientro alle proprie magioni.
Autobus. Condensato babelico di stanchezza, sonno, movenze consolidate, volti marcati da trucco e occhiaie, sudore, deodoranti scadenti, buste della spesa, cellulari sonanti, ventiquattrore, tic incontrollati e princìpi di tristezza infondo all’anima.
Il Dio dei posti liberi, questa volta, è magnanimo con me. Un sedile singolo accanto alla porta mi strizza l’occhio e nemmeno l’ombra di tiranniche vecchiette all’aroma di naftalina, alle quali doverlo cedere con malcelato sorriso di circostanza.
Si avvicinano. Si baciano. Si separano.
Ripetutamente.
Meccanicamente.
Brevissimi e collaudati schiocchi di labbra che si congiungono.
Un’abitudine che sigillar si vuole, un poco più da presso...
Un apostrofo roso messo tra le parole “ti” e “consumo”.
Oltre a perdere ombrelli, nella vita, faccio anche dell’altro.
Beh, poco se si considera il tempo che mi lasciano a disposizione le altre attività in cui mi applico con diligenza:
contemplare l’orizzonte, perdermi seguendo le fila labirintiche dei miei pensieri – senza nemmeno riuscire a trovare e sconfiggere il Minotauro!; osservare, rapita, il gatto che dorme (e forse sogna anch'esso); esercitarmi a fare le bolle con la saliva; arrovellarmi le meningi tentando, in vano, di capire come certa gente possa rappresentarci al parlamento; interrogarmi sul perché Luca Giurato non si sia ancora estinto; comprendere se mi doni di più il rosso o il nero; alzare il sopraciglio sinistro nel mio sempiterno moto di perplessità.
Riassumendo: adoro perdere tempo in cose di inesauribile inutilità, tanto quanto presto attenzione nel divincolare magistralmente cose di vaga serietà.
Bòn, detto ciò la scorsa settimana ho dovuto lasciarmi prendere in trappola da un tailleur , non grigio fumo, bensì total black, parlare dentro ad un microfono e millantare una parvenza di serietà e disinvolta professionalità, quando invece la tragicomica realtà consisteva nel fatto che la sottoscritta se la stava facendo in mano – come direbbero gli accademìsti della Crusca.
Assodato una volta di più - semmai ce ne fosse stato bisogno - che all’essere al centro dell’attenzione preferisco vivere, chiudiamo l’argomento. Ché la paura non la si sfida a duello, ma tutt’al più la si accoglie come una vecchia e fidata amicizia, allora ci si può persino permettere di canzonarla allegramente.
Dio salvi la regina la mia dubbia autostima!
L’altra sera era una di quelle volte in cui, no, il libro in via di lettura, stasera proprio no! Allora mi sono ritrovata tra le mani (bugia! L’ho cercato di proposito!) un mio diario iniziato a scrivere per compiacente diletto personale nell’anno domini 2001, lasciato e ripreso svariate volte (che strano!).
Ho fatto le ore piccole a leggerlo. E ho lasciato affiorare sorrisi e risate. E ho lasciato che la mia pelle rabbrividisse nel leggere congiuntivi completamente ceffati e consecutio temporum alla membro di cane. E ho lasciato scivolare stille di cristallina salinità.
Concludendo: lascio che sia, con spensierata consapevolezza.
Postilla sillogistica:
Il sonno della ragione genera mostri.
L’insonnia della ragione genera paranoie.
L’insonnia notturna genera mostri di Photoshop.*
N.B. Questo post manca di nessi logici, non vi adoprate inutilmente a trovarli, oppure si. Insomma, fate un po’ come nella casa delle libertà: fate un po’ quel che vi pare!
*Aggiornamento:
Per la parcondicio, per l'ontologico credo nel software libero, ma soprattutto perché la mia versione di Photoshop è a tempo, mi pare doveroso segnalare anche l'esistenza di Gimp.